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INDIA DEL NORD E CENTRALE

L’India del nord ripropone le caratteristiche salienti dell’intero Paese: varietà e multiculturalismo, un caleidoscopio di lingue,tradizioni e divinità in un territorio multiforme. Se esiste una specificità dell’India del nord, essa va cercata nella storia, risalendone le radici ancorate in un tempo remotissimo. Un passato in cui la terra oltre la valle dell’Indo fu per secoli l’irrinunciabile orizzonte di conquista per i popoli provenienti da occidente. Nella continua alternanza di regni e imperi, tra antichissime dinastie indo-ariane, sasanidi e persiane, e soprattutto con l’invasione musulmana, consolidata dopo il XIII secolo, il territorio al di sopra dell’altopiano del Deccan, dall’Indo fino al Golfo del Bengala, ha vissuto profonde fratture e conflitti, geopolitici e culturali. Ma è proprio attraverso questo incessante incontro/scontro, e poi sincretico amalgama, di genti e civiltà, che l’India del nord diventa lo “stomaco” di ghandiana memoria: la casa di tutti gli dei come la patria delle diversità più radicali e delle lotte più estreme; eppur capace di trasformare tutto ciò in nutrimento e di trovare sempre la chiave di volta, pronta a reggere gli urti della storia e a farsi sostegno per nuovi ponti.

DELHI

Delhi, la multietnica capitale dell’India, con i suoi tredici milioni di abitanti è una metropoli caotica, che mostra ovunque i segni di uno sviluppo progressivo e tumultuoso. Le strade affollatissime sono teatro di un traffico frenetico di auto, risciò e tuk tuk (risciò a motore), carretti trainati da buoi o cavalli, e vacche sacre. Ma dal caos urbano si può trovare ristoro nei bei giardini o nei parchi lungo il fiume Yamuna, sulle cui rive si sviluppa la città. Se nel vitalismo brulicante e instancabile assomiglia alle altre grandi città dell’India, Delhi risulta unica grazie alla sua secolare storia antica che si svela nei monumenti principali e in un tessuto urbano disseminato di palazzi storici. Per oltre sei secoli saldamente in mano alle dinastie islamiche, capitale dell’omonimo sultanato tra il 1206 e il 1526 e del successivo impero moghul dal 1526 al 1858, Delhi è la perla della cultura architettonica indo-islamica. L’area centrale e più importante della capitale è formata da due città: Shahjahanabad (Old Delhi) e New Delhi. A Shahjahanabad, dal nome dell’imperatore Shah Jahan che la fondò nel 1638, si trovano alcuni dei capolavori dell’architettura moghul: il Lal Qila (“forte rosso”) del 1639-50, palazzo reale fortificato in pietra arenaria rossa, dalle mura alte fino a 30 metri, all’epoca la dimora più sfarzosa d’Oriente; in cima ad una scalinata la Jama Masjid, la “moschea del venerdì”, la più grande dell’India, costruita nel 1645 in arenaria rossa e marmo bianco e nero: tre cupole a bulbo, il grande e bellissimo iwan centrale e due minareti alti 40 metri; più a sud, il mausoleo di Humayun, commissionato nel 1556 ad architetti persiani, è la grande tomba-giardino diventata modello per i mausolei successivi, tra cui il Taj Mahal. L’architettura moghul (XVI-XVIII sec.) di matrice timuride portò al più armonioso compimento l’ibridazione formale tra le culture artistiche induista e islamica; ibridazione cominciata nel X-XI secolo con la prima vera colonizzazione musulmana del nord dell’India. Di questo primo periodo rimangono a sud di New Delhi, numerose vestigia straordinarie di moschee, madrase e tombe, tra cui il bellissimo Qutb Minar, il minareto eretto nel 1199, che con i suoi 73 metri è tra le strutture più alte dell’India, ma soprattutto eccezionale esempio del sincretismo che caratterizza l’architettura islamica indiana. New Delhi è invece la parte “occidentale” della città: essa fu edificata tra il 1912 e il 1931 dagli architetti inglesi E. Lutyens e H. Baker, secondo uno stile monumentale classico con forti innesti di elementi buddistici e moghul. Il fulcro è il colle Raisina Hill, centro politico dell’India, alla sommità del quale lungo un ampio viale si affacciano i palazzi governativi, tra cui il Rastrapati Bhavan, il “Palazzo del presidente”, in stile neoclassico e in pietra arenaria rossa, che con la facciata di 192 metri, l’estensione di quasi 19 mila mq e i suoi “giardini moghul” di 120 ettari, risulta più grande della reggia di Versailles. Imperdibile è il Museo nazionale, tra i più belli di tutta l’India, con reperti storici dalla preistoria al medioevo.

RAJASTHAN

Rajasthan, o la “terra dei rajaputra”: “i figli dei re” erano genti nomadi (eftaliti, unni bianchi), migrate in India dall’Asia centrale a partire dal VI secolo, che attorno al mille qui si insediarono e diedero vita, in quello che fu il regno dei Gupta, ad una civiltà cavalleresca, di provata fede induista e basata su rigidi codici d’onore. Il loro forte spirito guerriero fu nutrito sia dalle lotte interne tra i regni feudali costituiti dai diversi clan, sia dalla secolare opposizione alla lenta ma inarrestabile avanzata dei conquistatori islamici, iniziata nel VIII e compiuta nel 1527 con il trionfo sugli ultimi regni rajput del primo re moghul, il turco Babur. Il Rajasthan conserva di questa vivace e combattiva cultura millenaria numerosissime testimonianze architettoniche – antiche città, magnifiche fortezze e sontuosi palazzi, ma anche molte usanze e tradizioni (purtroppo spesso sinonimo di arretratezza e conservatorismo, a danno in particolare delle donne). Con il 10% del territorio indiano, il Rajasthan è lo stato più grande e più visitato dell’India, e l’economia turistica rappresenta una fonte di ricchezza decisiva. Oltre ai siti storici e ai monumenti di grande bellezza, il Rajasthan vanta una cultura locale ricca di folclore e un paesaggio di forte suggestione, dalla piane di steppa che circondano il deserto del Thar alle giungle e alle riserve naturali, dove la fauna selvatica è tra le più varie del paese.

FATEHPUR SIKRI

Fatehpur Sikri o “la città della vittoria”

A 40 km da Agra, lungo la strada per Jaipur, si incontra la “città ideale” di Fatehpur Sikri, fatta costruire dall’imperatore moghul Akbar. Fu inaugurata nel 1571 e abbandonata definitivamente solo 14 anni dopo, sia per la carenza d’acqua che per la necessità di spostare la capitale e la corte a Lahore per contenere il pericolo afghano. Nel breve periodo in cui la città visse fu importante centro culturale e amministrativo, ma soprattutto capitale cerimoniale. Protetti da un muro di cinta si trovano perfettamente intatti i numerosi palazzi, le sale per le udienze pubbliche e private, le residenze per le concubine, i giardini, il Buland Darwaza, la meravigliosa porta trionfale costruita nel 1573 (-76) in seguito alle vittorie militari moghul nel Gujarat, e la moschea Jami Masjid con la tomba di Shaikh Salim, il santone sufi che qui predisse ad Akbar la nascita dell’erede maschio e in onore del quale, avveratasi la profezia, l’imperatore decise di erigere la città. Fatehpur Sikri è costruita interamente in arenaria rossa, a parte il mausoleo di Salim in marmo bianco di Makrana e, secondo la tradizione artistica moghul, presenta un linguaggio ibridato, con forti riferimenti da un lato alla cultura architettonica islamica, declinata secondo lo stile timuride e persiano, dall’altro alla ridondante cultura decorativa lignea indù del Gujarat, come ad esempio nelle bellissime scolpiture in pietra nelle colonne delle sale per le udienze. L’ibridazione e il sincretismo architettonico e decorativo di Fatehpur Sikri rappresentano la piena realizzazione del progetto di Akbar di conciliare le diverse tradizioni e culture religiose indiane.

JAIPUR

Jaipur è una grande città di circa 2 milioni di abitanti, ma il suo nome, che significa “la città rosa”, si riferisce al centro storico e al colore dell’arenaria con cui è costruito. La Jaipur antica deve la sua fondazione nel 1727 a Jay Singh II, il colto sovrano e maharaja del potente clan indù Kachhavaha, di casta “kshatriya”. E’ una “città-palazzo” modello, progettata secondo le indicazioni degli Shastra, i trattati indù di architettura: chiusa da una cinta muraria alta 6 metri, la pianta è una scacchiera suddivisa in 9 pada (parti), ciascuno assegnato ad una unica casta e suddiviso da una griglia di percorsi ortogonali secondari, tranne nei due pada centrali su cui si sviluppa il “Palazzo di città”. Il palazzo è un complesso architettonico articolato con la sua corte esterna, i giardini, gli edifici pubblici e privati, tra cui spiccano per bellezza: il Chandra Mahal, o “Palazzo della luna”, con i suoi 7 piani di marmo bianco; il simbolo della città, l’Hava Mahal, il “Palazzo dei venti”, costruito nel 1799 per ospitare le dame di corte, con 5 piani di arenaria rosa e bianca, dalla facciata movimentata senza soluzione di continuità da bay-window chiusi dalle decorative jali, le finestre traforate; e il famoso Jantar Mantar, l’osservatorio astronomico, dove sono conservati sofisticati strumenti per il calcolo e la rilevazione astronomica, vera passione del maharaja Jay Singh II. Molti altri sono i luoghi da visitare in città, il Tripolia Gate, porta a 3 ingressi, il Nahargarh Fort, da cui si gode di una splendida vista sulla “città rosa”, e il Johari Bazar, caleidoscopio di voci, profumi e colori.

JAISALMER

Si staglia su una rocca nel silenzio del deserto del Thar la città più antica e affascinante del Rajasthan, Jaisalmer, o “la città d’oro”, chiamata così per via dell’arenaria gialla con cui è costruita. La città bassa è dominata dalla antica città fortezza, fondata nel 1156 dal maharawal del clan rajput dei Bhatti, Jaisal Singh, da cui prende il nome. La sua felice posizione sulla Via delle Spezie la rese vivo centro mercantile ma anche ambita preda dei regni confinanti rivali. Nei secoli successivi i Bhatti governarono per lunghi periodi: nel XV e XVI secolo, stringendo alleanze con i forti moghul, e nel 1650 accettando il dominio del sultanato di Delhi. La pace favorì i commerci e l’accumulo di grandi ricchezze, ma il porto di Bombay, dal XVIII secolo, cominciò a sottrarre alla “città del deserto” il ruolo da protagonista, fino ad escluderla dalle principali rotte carovaniere. Il destino di isolamento consentì a Jaisalmer di rimanere chiusa nel suo antico scrigno dorato,consegnandola ai nostri giorni con il fascino intatto del regno rajput. La fortezza attuale, o Sonar Qila, la più antica del Rajasthan, mantiene la cinta originaria del XII secolo. Dentro al forte, numerosi palazzi e templi. Tra questi spicca il Palazzo del maharawal, con sale finemente decorate e affrescate, e dal cui tetto si gode di una vista spettacolare sul deserto. I templi jainisti, costruiti tra XII e XV secolo dai mercanti jain, sono riccamente scolpiti, caratterizzati da eleganti mandapa e vibranti statue di danzatrici e santoni. Nel tempio di Sambhavnath è custodita la biblioteca Jnana Bhandar, con manoscritti del XII secolo. Ai piedi del forte si sviluppa un dedalo di stradine su cui affacciano i bellissimi haveli, le dimore dei mercanti costruite tra il XVII e il XIX secolo, edifici finemente scolpiti dai silavat (gli artisti dell’arenaria), come la Patwon-ki-haveli, la cui facciata è un vero capolavoro di decorazione e scolpitura della pietra.

JODHPUR

Lambita dal deserto del Thar, la bella città di Jodhpur, seconda del Rajasthan, ha al suo centro, circondato da mura, un cuore antico: dalle Jalori e Sojati gate si entra nell’antica capitale del Marwar, fondata nel 1459 dal sovrano guerriero Rao Jhonda, della dinastia Rathor, e contesa per secoli tra rajput, moghul e marahata, fino all’inizio del dominio inglese nel 1818. Crocevia sulle principali rotte carovaniere del Rajasthan, tra Delhi e il Mar Arabico, Jodhpur fu importante centro commerciale, garantendo ricchezza ai suoi mercanti, le cui dimore, gli haveli, restano a testimoniare i fasti del passato. Nel fitto labirinto della città vecchia, tra le caratteristiche case dipinte dall’azzurro all’indaco, le vecchie e decadenti dimore dei mercanti marwar, raccontano attraverso l’eleganza decorativa e le storie dei vivaci dipinti murali il tempo dei maharaja rajput. La piazza della torre dell’orologio e il bazar che le ruota attorno sono l’anima del vivace centro cittadino. Su di un’alta rocca che domina Jodhpur si erge il monumentale Meherangarh Fort con poderose mura alte fino a 40 metri. Al suo interno, numerosi cortili, templi e palazzi, decorati con oro, specchi e le eleganti jali, le finestre traforate delle facciate, da cui si godono panorami aperti sulla vallata e viste a strapiombo sulla “città blu”. Poco distante dal forte, il Jasvant Thada, il mausoleo di Jasvant Singh II, in marmo bianco su piedistallo di arenaria rossa, viene considerato il piccolo Taj Mahal locale, perché come il modello è un manifesto dell’amore coniugale, voluto nel 1895 dalla moglie del maharaja in memoria del consorte. In cima ad un’altra collina si trova l’immenso palazzo del maharaja Umaid Singh, l’Umaid Bhavan, oggi albergo di lusso e tra le residenze private più grandi del mondo. Costruito nel 1928, in arenaria rossa e marmi pregiati, fonde gli stili moghul e inglese in un’architettura lussuosa, dalla tipologia ibrida e colossale, a cominciare dalla cupola centrale alta 60 metri.

BIKANER

L’attuale vivace e graziosa città di Bikaner, fin dal 1488, anno in cui fu fondata dal maharaja Rao Bika alle porte del deserto del Thar, rappresentò per secoli il punto di partenza o meta di approdo per le carovane che attraversavano il pericoloso ed estenuante deserto. A memoria della sua importanza come centro commerciale e carovaniero, soprattutto per il mercato dei dromedari, restano nella città vecchia le eleganti dimore dei mercanti rampuria, gli haveli, scolpiti nell’arenaria rossa, come il Lalpurie haveli con la maestosa facciata dalle centinaia di finestre in legno di sandalo, le balaustre e i balconi traforati come il merletto. Mentre a ricordare la ricca e potente corte dei Rathor, la stirpe rajput che la governò fino al 1948, resta la monumentale fortezza, il Junagarh Fort, edificato tra il 1588 e il1593, al cui interno palazzi sontuosi, come il Chandra e l’Anup Mahal, custodiscono gli splendidi tesori dei suoi maharaja.

PUSHKAR

Proprio al centro del Rajasthan, nella piccola Pushkar, tra ottobre e novembre (nel mese di Kartil) è possibile immergersi nel mondo frenetico e coloratissimo della grande fiera annuale del bestiame, nota come il più grande mercato del mondo di cammelli, festa non solo del commercio ma anche religiosa. Pushkar è infatti un importantissimo luogo sacro per gli indù, con oltre 400 templi: le sacre scritture Purana raccontano le gesta qui compiute da Brahma, il dio creatore. Lungo le sponde dell’omonimo lago, su cui sorge la cittadina, i numerosi “ghat”, le banchine a gradoni di pietra, accolgono i fedeli e i bramini che si accingono al bagno purificatorio nelle acque sacre.

UTTAR PRADESH

Il nome Uttar Pradesh significa “stato del nord”. Fedele al suo nome, questo stato fa la parte dell’alfiere dell’India del nord, se non dell’intera India: ospita, infatti, due delle città più importanti, i due poli dell’immaginario mondiale della bellezza e della magia del subcontinente indiano, due perle, l’una dell’islam l’altra dell’induismo, le due religioni più importanti dell’India: l’imperiale Agra con il suo Taj Mahal, simbolo delPaese, e Varanasi, la città sacra, la città di Shiva. Ma l’Uttar Pradesh è anche la culla del Gange: il grande fiume sacro e il suo importante affluente, lo Yamuna, lo tagliano in due per tutta la sua lunghezza. La pianura gangetica, che occupa l’intero territorio dell’Uttar Pradesh, con la sua eccezionale ricchezza d’acqua e la fertilità della sua terra, stringe una feconda alleanza con la storia antica degli uomini, cominciata nel VII millennio a.C., e suggellata oggi dai suoi 200 milioni di abitanti, che rendono questo stato il più popoloso dell’India. Tappe storiche decisive si susseguono: qui prende vita nel VI secolo a.C. la filosofia buddista di Siddharta Gautama, da qui vengono gettate le basi del primo grande impero che unificò l’India (Maurya, III sec.a.C.), qui, dal 1200, con il sultanato di Delhi e poi con la dinastia Moghul, si afferma, dopo secoli di sconfitte, la presenza musulmana. Ed è proprio grazie al confronto diretto e continuo, che anima questo vasto territorio, tra le due grandi culture e religioni dell’India, che ancora oggi l’Uttar Pradesh si offre come specchio rivelatore delle forze e delle sfide che muovono l’India.

AGRA

Agra, situata sulle sponde del fiume Yamuna, a circa 200 km a sud di Delhi, è una città moderna, importante centro industriale e commerciale, ma anche, insieme a Jaipur e alla capitale, famosa città d’arte, soprattutto per il monumento funebre Taj Mahal, assurto a simbolo dell’India. Il nome Taj Mahal, o “gioiello del palazzo”, si riferisce alla dedicataria, Arjuman Banu Begam, moglie amatissima e consigliera dell’imperatore Shah Jahan, che per la costruzione del mausoleo chiamò i migliori architetti e artigiani del regno. Realizzato tra 1632 e il 1648, questa “meraviglia” costituisce l’apice dell’architettura sepolcrale islamica moghul: un complesso cintato di edifici e giardini che in un sapiente gioco prospettico, tra canali, fontane, minareti e “chatri”, conducono lo sguardo sullo scrigno di marmo bianco dal raffinatissimo apparato ornamentale. Gioiello sia per l’innovazione compositiva che per la profusione di materiali preziosi, questo mausoleo regala al visitatore la sublime visione dell’armonia. Altre tappe imperdibili di Agra sono la Jama Masjid e il mausoleo in marmo bianco di Itimad-ud-Daulah, dedicato al nobile persiano Mirza Ghiyas Begh, entrambi della prima metà del XVII secolo; e il capolavoro dell’architettura civile moghul, il Lal Qila, “il forte rosso”, la cittadella fortificata edificata da Akbar a partire dal 1565, sulle fondamenta del preesistente forte della dinastia afghana Lodi, e ampliata da Shah Jahan nel XVII secolo. Circa 2 km e mezzo di una doppia cinta muraria, con bastioni alti fino a 20 metri, circondano palazzi e moschee in arenaria rossa e marmo e numerosi giardini chahar-bagh (il giardino di tradizione islamica quadripartito).

VARANASI

Dai due affluenti del Gange, Varuna e Asi, Varanasi - la dimora di Shiva, prende non solo il nome, ma anche vita. E’, infatti, sul Gange che batte il cuore della città sacra per antonomasia dell’India, centro religioso di primaria importanza per induisti e buddisti fin dal VI secolo a.C.. La città si sviluppa lungo il lato sinistro del corso fluviale e si compenetra ad esso attraverso un sistema di ampie gradinate, i “ghat”, suddivise per caste, in un rapporto senza soluzione di continuità tra palazzi, templi e fiume. Luogo mitico e divino dell’origine e della fine della vita, Varanasi è, per i credenti, continua e pervasiva esperienza dello spirito: nell’acqua sacra migliaia di pellegrini si immergono, dall’alba al tramonto, secondo rigide pratiche rituali, per entrare in contatto con il divino (“darshan”) e purificare il karma. Creazione e dissoluzione: si prega, ma anche si viene a morire a Varanasi e nel Gange per raggiungere, con il rito della cremazione sulla pira, il “moksha”, la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni. I ghat si visitano a piedi mescolandosi tra i pellegrini oppure dalla barca si può osservare l’instancabile brulichio di fedeli, santoni, guru e mendicanti. Si prosegue, seguendo i mantra dei bramini, perdendosi tra i vicoli all’interno della città, tra i templi dedicati a Shiva, come il settecentesco tempio d’oro, Vishwanath temple, o tra i numerosi bazar, come i colorati mercati della seta e dell’ottone.

ORCHA

Su un’isola-fortezza, in mezzo al fiume Betwa, sorge l’antica capitale del clan rajput dei Bendala, fondata nel 1531. Nella prima metà del XVII secolo, sotto il dominio dei sovrani moghul Jahangir e Shah Jahan, la città conobbe un periodo di splendore, durante il quale furono costruiti i principali palazzi oggi visitabili: così, una volta oltrepassato il ponte, ecco i diversi mahal Jahangir, Raj, Raj Pravven, e i templi Ram Raja e Lakshmi Mandir. La decadenza e l’abbandono di Orchha arrivò al tempo dell’imperatore moghul Aurangzeb, nella seconda metà del ‘600.

MAHARASHTRA

Grande e popoloso stato del centro-ovest dell’India, il Maharashtra è un territorio diviso in tre aree: la costa lunga 600 km dominata dalla cosmopolita Mumbai, le verdi pianure che si alternano alle colline verso l’interno e la catena montuosa del Ghati occidentale che l’attraversa da nord a sud. L’abbondanza idrica, dovuta ai numerosi fiumi che scorrono da est ad ovest lungo tutto lo stato, ha garantito fertilità e prosperità ai villaggi di contadini. Disseminato di capolavori dell’architettura rupestre, pitture murali e centinaia di fortezze è una meta straordinaria per viaggiare e conoscere l’India. Nelle colline del Ghati occidentale comunità di monaci buddisti fondarono a partire dal II secolo a.C. alcune grandi città monastiche, come Ajanta, Ellora, Pithalkora, Karla e Bhaja, che attorno al VI secolo d.C. passarono sotto il controllo dei regni induisti, mentre tra il XIV e il XVI secolo a prevalere furono le dinastie islamiche di Delhi e Moghul. Una forte resistenza contro i Moghul cominciò nel XVII secolo con il principe guerriero Shivaji, ancora oggi celebrato ovunque nel Maharashtra. E’ in questo periodo che si afferma il sentimento di identità del popolo marathi e con essa la costituzione del regno Maratha, che alla morte di Shivaji nel 1680 fu conquistato dal sovrano moghul Arungzeb. Con il 1817 l’affermazione del dominio britannico del British Raj e l’espansione vertiginosa di Bombay modernizzarono e inglesizzarono il Maharashtra rapidamente, apportando profondi cambiamenti culturali; ma l’identità indiana così a lungo coltivata e difesa dai marathi aveva radici ancor più profonde e non sorprende che proprio qui, a Pune e Bombay, sia cominciato a metà dell‘800 il movimento indipendentista indiano.

MUMBAI

Nello stato del Maharashtra, sulla costa orientale, si trova una penisola lunga e stretta su cui sorge la seconda città dell’India per grandezza e importanza economica: la cosmopolita Mumbai o Bombay (dal portoghese bom bahia, buona baia, nome mantenuto fino agli anni novanta del XX secolo). Sorta su di un piccolo arcipelago di 7 isole, al tempo abitato dalla comunità dei pescatori Koli, fu occupata e costruita dai portoghesi lungo tutto il XVI secolo e fino al 1662, quando passò sotto il dominio britannico, diventando la prima colonia inglese delle Indie Orientali. Nel corso dei secoli successivi Bombay divenne il più importante centro commerciale d’Oriente, fulcro degli scambi dell’intero subcontinente indiano con il resto del mondo. Già alla fine del XVII secolo gli inglesi avevano bonificato le paludi e unito le isole con nuove lingue di terra, dando alla città la conformazione attuale. Dal 1850 l’intenso sviluppo urbano caratterizzò il volto architettonico della città secondo lo stile vittoriano e consolidò il processo di inglesizzazione. Ancora oggi porto e nodo commerciale strategico, principale centro finanziario e capitale dell’industria cinematografica

nazionale, questa frenetica metropoli offre al visitatore il volto moderno e dinamico dell’India. Arricchiscono la multietnica e caleidoscopica città alcuni monumenti di grande interesse storico e artistico, in particolare tra le architetture coloniali. Tra queste, le opere dell’architetto governativo F.W.Stevens, in stile gotico vittoriano, come la grandiosa stazione ferroviaria Terminal Victoria (ora Chatrapati Shivaji Terminus), costruita nel 1878-87 sul modello della londinese St.Pancreas, monumento al progresso e all’impero inglese; e il maestoso Municipio del 1833 nel quartiere del forte settecentesco, fulcro originario della Bombay coloniale, delle cui possenti mura e porte difensive erette dagli inglesi restano solo alcune tracce. Sempre nell’area del forte, vi è l’edificio più antico di Mumbai, la cattedrale di San Tommaso del 1672 con alcuni splendidi monumenti funerari. Lungo la Apollo Bunder, la passeggiata lungomare affacciata sull’oceano, si trova la Porta dell’India, arco di trionfo del 1921: nei secoli passati vi attraccavano le navi facendo di questo luogo il vero ingresso in India. Poco distante il famoso albergo Taj Mahal Palace, costruito nel 1903 dal magnate industriale Tata: un enorme edificio con cupola centrale frutto di un’ibridazione tra temi architettonici gotici, rajasthani e rinascimentali. Molti ancora sono i luoghi di visita: dal Colaba Causeway, il quartiere dello shopping, all’ Oval Maiden, il parco cittadino dove si gioca a cricket a tutte le ore del giorno; numerosi edifici coloniali come il Segretariato (1874), la Biblioteca Universitaria, la Torre Rajabai (1878) e il Museo Prince of Wales (1905); i quartieri come quello musulmano di Kalbadevi e il ritrovo degli artisti Juhu Beach; infine, l’isola di Elephanta (o Gharapuri), dove si trova uno dei più importanti templi rupestri indù del VI-VII secolo d.C.: tra le 6 grotte-tempio scavate su di una rocca alta 200 metri si distingue il tempio di Shiva, al cui interno nell’ampia mandapa dalle pareti interamente scolpite nel basalto emerge magnifica la statua tricefala del dio.

 

ELLORA

Cinque secoli di architettura e arte racchiusi in 34 grotte, questo è Ellora, Patrimonio dell’Umanità UNESCO. I templi, i monasteri e le cappelle di questo importante sito archeologico e religioso, buddista, induista e gianista, sono stati interamente scavati e scolpiti nel basalto, lungo 2 km sul fianco di un collina. La raffinata architettura rupestre si sviluppa in tre gruppi di cave appartenenti ai diversi culti: le 12 cave meridionali buddiste, sono le più antiche, tutte scolpite tra il 350 e il 700 d.C., mentre le altre grotte-templi, 17 hindu e 5 gianiste, datano tra l’VIII e l’XI secolo. Nella grotta 16, il tempio di Kailasha, rappresentazione dell’omonimo picco himalayano e dimora di Shiva (il dedicatario), è un vero capolavoro dell’architettura indiana e dell’arte scultorea dravidica: ricavato da un unico enorme monolite di granito, è il più grande complesso religioso rupestre dell’India e la più grande struttura monolitica al mondo. Costruito dal 760 d.C. durante il dominio della dinastia Rashtrakuta, questo tempio hindu unisce, nella profusione degli elementi decorativi e nella bellezza dell’apparato scultoreo, gli apporti delle tre diverse culture religiose indiane.

MADHYA PRADESH

Stato centrale (questo il significato del nome), il Madhya Pradesh è tra i più estesi dell’India e ne costituisce il cuore. Il territorio, in parte occupato a nord dalla fertile pianura gangetica e più ad est dalla catena dei monti Vindhya, è solcato da numerosi fiumi e si eleva progressivamente verso sud, con colline, altopiani e fitte foreste, da cui si ricava la migliore qualità di tek del paese. Queste aree verdi, istituite in buona parte come Parchi nazionali, ospitano una fauna ricchissima, a cominciare dalle bellissime tigri. L’economia di questo stato, tra i più poveri dell’India, si basa sull’agricoltura; eppure, il Madhya Pradesh ha un patrimonio artistico di grande importanza, non ancora pienamente valorizzato: infatti, oltre alla straordinaria e famosissima architettura tantrica di Khajuraho, restano ancora poco conosciuti e visitati i siti archeologici come Sanchi, Orchha e Mandu. In Madhya Pradesh inoltre vive il 40% delle popolazioni tribali del subcontinente, quali i Gond, i Bhils e gli Oraon. La natura selvaggia, le fortezze medievali, gli antichi complessi religiosi e la vita dei villaggi rurali senza tempo, fanno del Madhya Pradesh una meta interessante e di approfondimento per conoscere l’India più nascosta.

KHAJURAHO

Nei pressi del piccolo villaggio di Khajuraho, nella fertile pianura ai piedi dei monti Vindhya, si trovano, sottratti all’oblio dagli archeologi inglesi nel 1838, 20 degli oltre 80 templi originari che costituivano lo straordinario complesso architettonico dell’antica Khajuraho, importante centro culturale e religioso fondato dalla dinastia Chandela. La corte del clan rajput Chandela governò questo territorio tra il X e il XIII secolo e, nel periodo di massima fortuna, in soli 100 anni, tra il 950 e il 1050 d.C., costruì l’intero complesso, considerato un capolavoro dell’architettura induista in stile “nagara”. I templi, o “mandir”, in arenaria, sono interessanti sia per l’elaborata tipologia - con alto basamento modanato, pianta cruciforme e articolato sviluppo di “mandapa” (i padiglioni per i riti, preghiere e danze) -, sia per il meraviglioso apparato scultoreo a soggetto erotico. I “mithuna”, i gruppi scultorei che rappresentano l’unione sessuale, sono dedicati ai culti tantrici: un iperbolico e vertiginoso, per dimensione e profusione, kamasutra in pietra, dove il “kama” (codice d’amore e sesso), specchio del rapporto divino tra Shiva e Shatki (o Parvati), conduce, attraverso l’estasi del corpo, all’ascesi e all’illuminazione. Massimo capolavoro di questo complesso è il tempio Kandariya Mahadeva (1022-1050), con il “sikhara”, la torre centrale, alta 30 metri e i “mithuna” dalle forme eccezionalmente ardite e sinuose, dove ogni dettaglio e ornamento sono curati con precisione e raffinatezza.

SANCHI

Su di una collina, posta alla confluenza di due fiumi, sorge Sanchi, tra i più importanti siti archeologici dell’architettura buddista in India. In questo luogo tranquillo, circondato da una pianura verdeggiante e intatta, si trovano 50 monumenti religiosi, tra stupa, templi e monasteri, costruiti tra il III secolo a.C., al tempo di Ashoka, sovrano del grande impero Maurya, e il XII secolo d.C., periodo della decadenza di Sanchi, dovuta alla spinta distruttiva dell’invasione musulmana. Vero capolavoro è lo stupa n°1 o “grande stupa”, del III-II secolo a.C., mirabile modello architettonico di reliquiario buddista: la base circolare o “medhi”, simbolo della terra, il corpo cupolare o “anda”, la volta celeste, e la balaustra quadrata o “harmika”, la montagna cosmica, centro dell’universo. Lo stupa, che simboleggia il Buddha, è circondato dal “vedika”, la recinzione in pietra che delimita lo spazio del rito della sacra deambulazione, interrotta sui punti cardinali dai quattro portali o “torana”, caratterizzati da un triplice architrave e superbamente scolpiti.

GWALIOR

La città di Gwalior è nota sia per la sua fortezza che per il Tansen festival nazionale di musica classica dell’Hindustan (India del nord), dedicato all’omonimo compositore e musicista della corte del re moghul Akbar. In città si può ammirare la maestosa tomba del grande musicista, affiancata a quella del santo islamico Muhammad Ghaus, costruite nel XVI secolo. Il forte di Gwalior, che si erge su di una vasta rocca di arenaria che domina la città, sebbene non imponente, è uno dei forti più antichi e suggestivi del Madhya Pradesh. Fondato nei primi secoli d.C. e passato sotto diversi domini, raggiunge il suo massimo splendore nel XV e XVI secolo, con il raja Man Singh, della dinastia dei Tomara. E’, infatti, a questo sovrano che si deve la costruzione, tra il 1486 e il 1516, del Man Mandir, il palazzo reale, uno dei più antichi esempi di architettura palatina indù. Testimonia la bellezza del forte la maestosa facciata orientale con le 6 torri circolari sormontate da eleganti “chattri”, la Hathi Pol o “porta degli elefanti” e i colorati fregi in ceramica smaltata.

INDIA DEL SUD

C’è una linea di confine importantissima che traccia una delle fondamentali differenze tra l’India del nord e quella del sud: è l’altopiano del Deccan, al di sotto del quale si erge la monumentalità di un mondo fatto di dei. In queste terre è stato sempre difficile penetrare a tutte le popolazioni che hanno invece creato quel métissage linguistico-culturale vissuto a nord con l’ingresso degli Arya, degli Arabi e dei Moghul. Il sud si è quasi chiuso a proteggere quella cultura dravidica che lega l’uomo alle divinità, e il tempo al mondo senza tempo. Qui l’India ha radici profondissime, la vita dell’uomo ruota ancora attorno ai templi e alle loro storie arcaiche.

TAMIL NADU

Terra degli dei è considerato infatti il Tamil Nadu, mèta di viaggi senza pari per chi cerca l’architettura religiosa più antica e la spiritualità più intensa del paese, in tutti i suoi aspetti, non esclusi quelli più inquietanti. E’ lo stato che forse meglio rappresenta l’India del sud , situato nella punta meridionale estrema del paese e affacciato sullo Sri Lanka. Pianeggiante e ricco di verde, è terra di campagne e risaie: qui si raggiunge la maggior produzione e varietà di riso in India. Due fiumi lo designano, Kaveri e Vagai, mentre la costa del Coromandel lo caratterizza affacciandosi ad est sul golfo del Bengala. La popolazione Tamil, di antichissime origini, ha una propria lingua ed un’organizzazione sociale ancora abbastanza rigida nella sua suddivisione in caste. La sua cultura ha regalato elevatissimi esempi d’arte e d’architettura narrati, come un filo rosso che ne descrive l’evoluzione, dai molti siti religiosi che punteggiano l’itinerario di viaggio a sud.

MADRAS/CHENNAI

Capitale del Tamil Nadu e centro più importante della costa nord-est del Paese, fu colonia inglese dall’inizio del XVII secolo, quando era ancora un villaggio di pescatori. Solo recentemente la città ha ripreso il nome dell’antico villaggio a cui gli approdarono gli inglesi – Chennai - ma è ancora oggi nota internazionalmente col nome di Madras. Qui più che in altri luoghi si percepisce l’antica atmosfera coloniale della metà del ‘1600, quando la East Indian Company vi stabilì il suo avamposto commerciale in India. Particolare memoria ne offre il St. George Fort, nel quartiere omonimo, edificato allora e affacciato sulla marina assieme ad altri edifici d’epoca. Molto suggestiva e interessante a Chennai è proprio la sosta alla grande Marina Beach, con i suoi 12 Km una delle più lunghe spiagge metropolitane al mondo: animatissima a tutte le ore è meta prediletta dagli abitanti della città per scambi commerciali, passeggiate, incontri e momenti di relax fuori dal caos e dal traffico urbano. Chennai è anche una delle città, oltre a Cochin, a cui fa riferimento la tradizione cristiana in India : nella chiesa di San Tommaso una cappella che si far risalire al X secolo ad opera di cristiani d’origine persiana, secondo la tradizione fu il luogo in cui vennero tumulate le spoglie mortali dell’apostolo Tommaso , sbarcato nel 52 d.C. sulla costa del Kerala. Ma non lontano da qui si entra in pieno nell’atmosfera dell’India: il bel tempio di Kapalishvara Mandir,con il suo gopuram di 37 metri il più importante della città, richiama l’attenzione del viaggiatore, sin da questa prima tappa, verso il mondo in cui si immergerà nel suo itinerario a Sud, in questa regione piena di autentica spiritualità.

KANCHIPURAM

Non lontano da Chennai si trova Kanchipuram, una delle sette città sacre agli indù, che a molti viaggiatori offre il primo approccio con quello che sarà un vero crescendo d'immagini e emozioni tra i tesori delle diverse epoche architettoniche dell'India del sud. Capitale della dinastia Pallava (IV sec) e poi Chola ( X sec) divenne importantissimo centro religioso ed è ancora oggi meta di pellegrinaggio grazie ai numerosi templi tra cui il monumentale Kailashanath , dedicato a Shiva come il principale tempio di Ekmareshavra Mandir, concluso al tempo della dinastia Vijayanagar, regnanti particolarmente distintisi per l'amore per le arti e l'architettura. Kanchipuram è famosa anche per le sete : numerosi gli atelier che le lavorano realizzando bellissimi quanto costosi "sari". Per un acquisto meno oneroso sarà sufficiente dedicarsi alle stoffe colorate che i sarti di quartiere, qui come in diverse città e spesso nelle strade adiacenti ai templi, aree di proficua frequentazione, in pochi minuti cuciranno il capo desiderato.

MAHABALIPUIRAM ( Mamallapuram)

Nello stato federale del Tamil Nadu, distretto di Kanchipuram, si trova Mahabalipuram, la città altrimenti detta Sette Pagode, interessantissima quanto obbligatoria sosta per il viaggiatore che voglia conoscere i monumenti granitici più autentici e antichi dell'arte dravidica, qui al suo primo stadio. Nati in epoca Pallava ( IV -VIII sec) i templi rupestri di Mahabalipuram sono scolpiti in roccia basaltica e offrono esempi delle tre tipologie base dell'architettura del tempo, evolutesi dal mandapa (padiglione) al ratha ( carro) e vimana ( torre o tempio). Arrivando in città si è colpiti da una vasta area verdeggiante in cui spiccano massi e pareti completamente scolpiti: tra questi l'enorme bassorilievo che rappresenta la discesa della dea Ganga sulla terra, chiamata dal re Baghirata per purificare le anime dei suoi avi. Quando Baghirata si rese conto che una tale massa d'acqua avrebbe potuto distruggere la terra, chiese aiuto a Shiva che, sciogliendosi i capelli, fece fluire quella grande massa separandola in fiumi e tranquilli corsi d'acqua. Pare che un tempo i bassorilievi, grazie ad un ingegnoso sistema, fossero realmente percorsi dall'acqua che sgorgava dalle rocce. Non lontano la "palla di burro di Krishna", enorme masso in bilico su una collina, che sembra dover rotolare giù da un momento all'altro, ma che da secoli rimane immoto.

A un chilometro e mezzo da qui si trovano i Pancha Rathas ( i cinque carri) detti anche "cinque fratelli", figli di Pandava, eroe del Mahabahrata. Il luogo è particolarmente suggestivo e racchiude i cinque templi monolitici con cupole e tetti alla maniera delle antiche strutture lignee. Leoni, elefanti, carri processionali si alternano a forme oblunghe che preannunciano i futuri sviluppi verticali dei gopuram dravidici.

Tra le opere più belle di Mahabalipuram è senz'altro lo Shore Temple, sul golfo del Bengala, circondato dai numerosi "nandi", sculture che rappresentano i tori veicolo di Shiva: particolarmente suggestivo al tramonto offre una delle più belle immagini dell'architettura dravidica risalente al 690-728 circa ed è Patrimonio dell’Umanità . Nella parte orientale del tempio si trova un altare dedicato a Shiva,creato proprio qui per essere illuminato dai primi raggi del sole mattutino.

PONDICHERRY

Atmosfere coloniali francesi si riflettono ancora tra le strade alberate ma soprattutto sul lungomare di Pondicherry, che i coloni europei avevano eletto a quartiere di residenza col nome di "ville blanche", separato dalla "città nera" degli autoctoni. Ancora oggi le vie dell'attuale Puducherry ( "villaggio nuovo" in lingua tamil , come suona dal 2006 il nome della città) portano nomi francesi . Qui le case si affacciano bianche tra giardini disordinati di ficus e buganvillee lasciando posto, nel quartiere diplomatico, a palazzi governativi ed ambasciate dai parchi curatissimi. La spiaggia e il lungomare affacciato sulla costa del Coromandel si animano al passaggio dei visitatori e dei locali mentre sui minuti chioschi, tra gruppetti di ragazzi al passeggio e capannelli di gente che chiacchiera o si occupa di piccoli affari, domina l’enorme statua del Mahatma Gandhi.

Noto già da greci e romani come importante centro di commerci Pondicherry mantenne il proprio ruolo sulla rotta delle navi mercantili in ogni epoca e sotto ogni dominazione. Oggi l'atmosfera delle vecchie colonie si respira soprattutto nella zona che affaccia sulla marina, mentre le vie più interne della città risuonano dei rumori del traffico e della solita frenetica attività dei piccoli commerci quotidiani, tra il mercato dei fiori e le mille caotiche botteghe.

Una particolare tranquillità si respira invece avvicinandosi all'Ashram di Sri Aurobindo, nel cuore del quartiere francese. Dal 1926 questa magione novecentesca è meta di pellegrinaggio di visitatori indiani ed occidentali che rendono omaggio al grande mistico pensatore bengalese. A pochi chilometri dalla città si giunge ad Auroville, la città universale ideale, luogo d'incontro e scambio culturale e interreligioso, fondato nel 1958 da Mira Alfassa , "la Mère", come venne semplicemente chiamata, custode e curatrice dell'immensa opera poetica, intellettuale e religiosa di Sri Aurobindo ed il cui cuore pulsa della luce del grande Matrimandir , il tempio della Madre Universale, risplendente nel cuore di un territorio un tempo arido in cui vivono oggi 2000 residenti provenienti da tutto il mondo e 2 milioni di specie di alberi diversi . Auroville è stata approvata dall'UNESCO unico esperimento di Human Unity internazionalmente valido.

TANJORE ( Thanjavur)

Si trova a 35 Km da Kumbakonam, cittadina immersa nel verde e luogo di sosta adatto per le visite ai numerosi siti sacri dei dintorni, la capitale culturale del Tamil Nadu : Tanjore. Immersa in un'area verdeggiante ricca di risaie, fu capitale dell'Impero Chola che la resero particolarmente splendida. Ne è testimonianza il Brihadehvara Mandir, uno dei massimi esempi di architettura dravidica in India, edificato subito dopo l'anno 1000, un complesso che racchiudeva in origine luoghi di culto, di studio e di amministrazione, una piccola città sacra in cui trovavano posto tanto i sacerdoti dediti ai culti quanto i musicisti e gli artigiani, i commercianti e le famose devadasi, le "spose degli dei", 400 giovani che danzando onoravano le divinità. In città, famosa per essere stata luogo d'elezione per lo studio e le arti, trova posto la biblioteca Saraswati, che vanta una raccolta unica di antichi manoscritti su foglie di palma e volumi di notevole importanza.

CHIDAMBARAM

Nel distretto Tamil Nadu di Cuddalore vale la sosta la città di Chidambaram per la visita del bellissimo tempio di Shiva Danzante o Sabhanyaka Nataraja Mandir, architettura risalente ai secc. XIII /XVI , con alti gopuram e cortili interni di ampio respiro attorno alla vasca delle abluzioni, la sala dalle mille colonne, i vari altari dedicati alle divinità. Ma sono i 108 karana all'ingresso che attirano l'attenzione e che denominano il tempio: sono i 108 movimenti combinati della danza Bharata Natyam, la più antica danza classica indiana descritta nei Veda. Il culto di Shiva Danzante si lega alla vittoria sui demoni e al mito della danza universale cosmica in cui la divinità , muovendosi nell'eterno presente, attraverso il movimento da vita all'universo e libera l'uomo dall'ignoranza: il centro dell'universo è infatti il cuore dell'uomo, e Shiva danzando lo libera e rende leggero. All'esterno del tempio, come in molti luoghi di culto, proliferano le bancarelle e i commerci, il piccolo caotico mondo quotidiano che si incontra prima di entrare nel mistero e nella sospensione dei riti a cui gli occidentali non possono assistere ma di cui possono percepire l'essenza tra i fedeli in preghiera sulla soglia del sancta sanctorum, i suoni di campane leggere, i pellegrini che assorti in penitenza tra i curiosi e le sacre mucche rotolano a terra attorno al tempio o eseguono riti assieme ai bramini che li ascoltano.

SRIRANGAM

Non lontano da Tanjore e da Tiruchirapalli, famosa per il Rock Fort Mandir a cui si accede lungo 400 ripidi gradini, si trova uno dei centri religiosi più noti del sud , Srirangam, su un'isola al centro del fiume Kauveri. Si tratta di uno dei complessi di templi più interessanti e belli del percorso meridionale, irrinunciabile per fascino e interesse. "Sri Arangam"- questa in origine la denominazione - significa "Il signore della terra tra i due fiumi": è la città tempio più importante del mondo sacro indiano, con 7 mura di cinta e 21 gopuram svettanti il più alto dei quali, all'ingresso, misura 75 metri. Arrivare al tempio riempie di emozione: prima di giungere ai cortili più interni (gli occidentali si devono fermare al terzo), si attraversa un mondo di biciclette, bambini, venditori, artisti di strada e fedeli, una folla viva e brulicante, che man mano che si avanza lascia la parola alle statue, alle immagini sacre dedicate a Vishnu, Krishna e ad altre divinità. La bellezza della città-tempio si può ammirare dall'alto, guidati sui tetti da vivaci custodi che avvertono di "fare attenzione alla testa" , sapendo che il viaggiatore nel suo incanto potrebbe non curarsi delle piccole insidie architettoniche che attraverso altrettanto piccole scale di pietra conducono ai piani esterni superiori regalando alla vista , tra i gopuram dai diversi colori e forme, un panorama di luce e serena bellezza.

MADURAI

Dire Madurai è parlare di Meenakshi, la "dea dagli occhi di pesce", da millenni amata, accudita, attesa e venerata da ogni generazione di fedeli. Tra marzo e aprile ogni anno la grande celebrazione del River Festival commemora lo sposalizio della divinità, e allora il fiume Vaigai, sulle cui rive la città tempio tamil di Madurai si adagia, diviene dimora onorata del divino. Da tutto il Tamil Nadu arrivano i fedeli, a chiedere un matrimonio propizio, a pregare che sia rallegrato da molte nascite. Allo stesso modo, tutte le sere per tutto l'anno, nel tempio di Meenakshi il consorte Sandareshwara, una delle manifestazioni di Shiva stesso, giace con la dea: è la cerimonia "della dormizione", vi si può assistere aspettando assieme ai fedeli l'arrivo del baldacchino portato a spalla dai sacerdoti che accompagnano Shiva alla dimora della dea mentre canti, fiaccole e cembali ritmano il passo del corteo dei fedeli, ogni sera, fino a che gli sposi siano riuniti.

Il tempio di Meenakshi, a cui si accede dalla Porta delle Otto Dee, regala al visitatore un esempio significativo della fase barocca dell'architettura dravidica e, affiancando due templi gemelli, è uno dei più grandi dell'India: dal cortile, in cui si trova un albero di fico presso il quale pregare per avere figli (legando uno spago attorno ai suoi rami in nove mesi nascerà un bambino), si entra alla sala dei mille pilastri, dove una selva di colonne con sculture a tema femminile ripercorre diverse immagini e fasi della vita della donna. Si narra che Shiva portò la benedizione sul tempio e sul suo territorio facendo piovere dalle proprie chiome il Madhu, nettare divino che battezzò la città di Madhurapuri, oggi Madurai.

La città di Madurai ha una storia antica, fu uno dei centri maggiori della cultura Tamil che vantava accademie letterarie di altissimo livello : il Sangam, accademia dei poeti, risale addirittura al II sec. a.C. Capitale del regno Pandya dal VII secolo , fu poi dominio Vijayanagar e Nayak, il cui re Tirumala nella prima metà del 1600 pianificò la città vecchia e il tempio di Sri Meenakshi con i suoi 12 gopuram. Madurai è industrializzata e piuttosto caotica oggi, ma questo cuore spirituale ridimensiona il tempo e il respiro dell'uomo e trasmette l'immagine immutabile di una quotidianità permeata dal divino non solo nei piccoli villaggi e tra la gente semplice, ma anche tra le persone di diverso ceto e cultura.

KERALA

Un vero balzo nella natura generosa e splendente è quello che porta al Kerala, la terra del cocco (keera), delle spezie odorose e dell’acqua. Il superbo aspetto naturalistico di questa striscia di terra affacciata sul mare si svela nei grandi parchi protetti, come quello di Periyar, nelle rinomate piantagioni di pepe e te, nelle unicità dei luoghi come le Backwaters, sonnolente vie d’acqua tra le terre emerse su cui si muovono vere case galleggianti e piccole imbarcazioni. Dopo un itinerario artistico e spirituale ci si può concedere qui la pura e silenziosa indagine di uno spazio fatto di immagini riposanti e di profumi; a margine di questo l’arte del massaggio e del riposo, nata in terreno già fecondo ed oggi evolutasi con attenzione anche al mercato, si attiene a dettami antichi e sapienti. Sebbene più frenetiche , anche le città in Kerala - da Trivandrum a Cochin - respirano calma, con i loro orizzonti di mare segnati dalle mille reti sospese e dal quotidiano andare e venire dei suoi uomini , pescatori e mercanti dalla notte dei tempi. Qui si incontra l’India dei navigatori e dei commerci che dai greci ai portoghesi alimentò il mito delle gradi vie dei mercanti di spezie e tesori..

KUMARAKOM E LE BACKWATERS

Sul lago Vembanad le "Backwaters", una fitta rete di canali navigabili nella parte meridionale del Kerala , al cui centro si trova Kumarakom, offrono una delle più interessanti immagini che il viaggiatore riporti dall'India del Sud. Circa 1500 km di strade d'acqua, sulle cui strette rive affacciano abitazioni minuscole quanto la striscia di terra che le ospita. Navigare a bordo di un piccolo battello o sulle kettuvallam, le tipiche imbarcazioni da pesca ora adattate per il turismo a house-boat , è un'opportunità di conoscere una vera “città fluviale” e l' immensa rete di laghi, lagune e canali che formano parte integrale della vita della regione. Inaccessibili e sconosciute per molto tempo,oggi le Backwaters permettono di conoscere un ambiente circondato da una vegetazione unica, regno di molti uccelli di diversa specie e inframmezzato da piccoli villaggi spesso in equilibrio su una striscia di terra tra la laguna, le piantagioni di riso, le palme e il traffico costante delle imbarcazioni : qui si vive sull’acqua ed ogni aspetto della quotidianità vi si adatta. Navigando lenti si incontrano piccole barche che portano anziani , donne, giovani scolari che devono raggiungere i loro maestri; fasci di fieno ed erbe di risaia verdeggiano su altri gusci di legno, pigri pescatori immoti sui legni leggeri si riparano dal sole sotto ombrelli colorati. Il "Santuario degli uccelli" è detta tutta l'area che da Kumarakom si snoda lungo la rete di laghi ed i canali fino ad Allepey sulle cui acque , assieme alle "snake boats" e alle kettuvallam, si può placidamente navigare anche in canoa, magari all'alba o al tramonto, quando dalle rive si affacciano antichi volti di anziani muti, occhi curiosi di bimbi o donne dagli abiti coloratissimi che incedono dondolando il passo come immagini d'altri tempi.

KOCHI/COCHIN

A Cochin si respira ancora il ricordo delle colonie e dei mercanti: è un grande porto, che si accrebbe durante il dominio portoghese del 1500 quando Vasco de Gama fondò la prima fabbrica per la lavorazione delle preziose spezie da esportare.

Portoghese prima, francese, olandese ed inglese poi, si arricchì di fabbriche, fortezze e chiese: qui la cristianità si insediò facendo risalire le proprie origini addirittura alla venuta dell'apostolo Tommaso nel 50 d.C. Prima dei portoghesi la storia della città era già ricca di particolarità d'interesse, come l'insediamento di una comunità di ebrei di Palestina che crebbe lasciando testimonianze importanti tra cui l'ancora esistente quartiere delle sinagoghe.

Sopraffatti dai Francesi alla fine del '700, furono però gli Olandesi a trarre reddito dalla favorevole posizione della città, facendo di Cochin un centro ancor più strategico e sviluppato lungo la via delle spezie.

Oggi Cochin è una città vivace, dove il porto ed i suoi dintorni fanno ancora da fulcro alle attività di commercio ed al turismo: il quartiere di Mattanacherry, con gli antichi magazzini, evoca ancora la presenza dei colonizzatori e il Palazzo Olandese, a due passi dal porto e affacciato sul grande bazar, nell'apparente semplicità ne rimane affascinante testimonianza , oggi museo custode dei più spettacolari affreschi indiani del '700. Nella chiesa di San Francesco, non lontanissima e - si dice - prima chiesa cristiana in India, si trova il monumento a Vasco de Gama, qui sepolto prima di essere traslato a Lisbona dalla famiglia. In questo quartiere, tra magioni coloniali e una vegetazione rigogliosamente presente, la mente spazia ad evocare un passato avventuroso e pieno d'immagini, prima che lo sguardo si apra sul litorale punteggiato dalle grandi reti a bilanciere cinesi, portate ai tempi dei mercanti di Kublai Khan e ancor oggi fonte d'interesse e curiosità per i molti visitatori.

KARNATAKA

Meno noto all’Occidente ma altrettanto ricco di storia è lo stato di Karnataka con capitale Bangalore, città cosmopolita e oggi vero traino all’economia del paese con il suo assetto moderno, le imprese di design ed informatica, l’uso della tecnologia più avanzata in ogni settore dell’industria. Regione verde e rigogliosa, il Karnataka è una sorta di terra di mezzo tra le popolazioni miste del nord ed il sud dell’induismo dravidico autoctono e per questo ricca di interesse. Numerosi sono i siti archeologici di grande valore tra i quali spiccano per perfezione architettonica i templi della dinastia Hoysala. Per la sua architettura medievale è un vero museo a cielo aperto. Attraversato dai Ghati Occidentali da cui scendono, da nord a sud, numerosi corsi d’acqua, è anche uno dei territori più piovosi dell’India e ospita piantagioni di cotone, canna da zucchero e caffè, ma soprattutto verdissime risaie.

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