Metamondo Tour Operator
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INDIA > Luoghi e città: Tamil Nadu e Kerala

 

C’è una linea di confine importantissima che traccia una delle fondamentali differenze tra l’India del nord e quella del sud: è l’altopiano del Deccan, al di sotto del quale si erge la monumentalità di un mondo fatto di dei. In queste terre è stato sempre difficile penetrare a tutte le popolazioni che hanno invece creato quel métissage linguistico-culturale vissuto a nord con l’ingresso degli Arya, degli Arabi e dei Moghul. Il sud si è quasi chiuso a proteggere quella cultura dravidica che lega l’uomo alle divinità, e il tempo al mondo senza tempo. Qui l’India ha radici profondissime, la vita dell’uomo ruota ancora attorno ai templi e alle loro storie arcaiche.

 

TAMIL NADU

 

Terra degli dei è considerato infatti il Tamil Nadu, mèta di viaggi senza pari per chi cerca l’architettura religiosa più antica e la spiritualità più intensa del paese, in tutti i suoi aspetti, non esclusi quelli più inquietanti. E’ lo stato che forse meglio rappresenta l’India del sud , situato nella punta meridionale estrema del paese e affacciato sullo Sri Lanka. Pianeggiante e ricco di verde, è terra di campagne e risaie: qui si raggiunge la maggior produzione e varietà di riso in India. Due fiumi lo designano, Kaveri e Vagai, mentre la costa del Coromandel lo caratterizza affacciandosi ad est sul golfo del Bengala. La popolazione Tamil, di antichissime origini, ha una propria lingua ed un’organizzazione sociale ancora abbastanza rigida nella sua suddivisione in caste. La sua cultura ha regalato elevatissimi esempi d’arte e d’architettura narrati, come un filo rosso che ne descrive l’evoluzione, dai molti siti religiosi che punteggiano l’itinerario di viaggio a sud.

 

■ Madras / Chennai
Capitale del Tamil Nadu e centro più importante della costa nord-est del Paese, fu colonia inglese dall’inizio del XVII secolo, quando era ancora un villaggio di pescatori. Solo recentemente la città ha ripreso il nome dell’antico villaggio a cui gli approdarono gli inglesi – Chennai - ma è ancora oggi nota internazionalmente col nome di Madras. Qui più che in altri luoghi si percepisce l’antica atmosfera coloniale della metà del ‘1600, quando la East Indian Company vi stabilì il suo avamposto commerciale in India. Particolare memoria ne offre il St. George Fort, nel quartiere omonimo, edificato allora e affacciato sulla marina assieme ad altri edifici d’epoca. Molto suggestiva e interessante a Chennai è proprio la sosta alla grande Marina Beach, con i suoi 12 Km una delle più lunghe spiagge metropolitane al mondo: animatissima a tutte le ore è meta prediletta dagli abitanti della città per scambi commerciali, passeggiate, incontri e momenti di relax fuori dal caos e dal traffico urbano. Chennai è anche una delle città, oltre a Cochin, a cui fa riferimento la tradizione cristiana in India : nella chiesa di San Tommaso una cappella che si far risalire al X secolo ad opera di cristiani d’origine persiana, secondo la tradizione fu il luogo in cui vennero tumulate le spoglie mortali dell’apostolo Tommaso , sbarcato nel 52 d.C. sulla costa del Kerala. Ma non lontano da qui si entra in pieno nell’atmosfera dell’India: il bel tempio di Kapalishvara Mandir,con il suo gopuram di 37 metri il più importante della città, richiama l’attenzione del viaggiatore, sin da questa prima tappa, verso il mondo in cui si immergerà nel suo itinerario a Sud, in questa regione piena di autentica spiritualità.


■ Kanchipuram
Non lontano da Chennai si trova Kanchipuram, una delle sette città sacre agli indù, che a molti viaggiatori offre il primo approccio con quello che sarà un vero crescendo d'immagini e emozioni tra i tesori delle diverse epoche architettoniche dell'India del sud. Capitale della dinastia Pallava (IV sec) e poi Chola ( X sec) divenne importantissimo centro religioso ed è ancora oggi meta di pellegrinaggio grazie ai numerosi templi tra cui il monumentale Kailashanath , dedicato a Shiva come il principale tempio di Ekmareshavra Mandir, concluso al tempo della dinastia Vijayanagar, regnanti particolarmente distintisi per l'amore per le arti e l'architettura. Kanchipuram è famosa anche per le sete : numerosi gli atelier che le lavorano realizzando bellissimi quanto costosi "sari". Per un acquisto meno oneroso sarà sufficiente dedicarsi alle stoffe colorate che i sarti di quartiere, qui come in diverse città e spesso nelle strade adiacenti ai templi, aree di proficua frequentazione, in pochi minuti cuciranno il capo desiderato.

 

■ Mahabalipuram ( Mamallapuram)
Nello stato federale del Tamil Nadu, distretto di Kanchipuram, si trova Mahabalipuram, la città altrimenti detta Sette Pagode, interessantissima quanto obbligatoria sosta per il viaggiatore che voglia conoscere i monumenti granitici più autentici e antichi dell'arte dravidica, qui al suo primo stadio. Nati in epoca Pallava ( IV -VIII sec) i templi rupestri di Mahabalipuram sono scolpiti in roccia basaltica e offrono esempi delle tre tipologie base dell'architettura del tempo, evolutesi dal mandapa (padiglione) al ratha ( carro) e vimana ( torre o tempio). Arrivando in città si è colpiti da una vasta area verdeggiante in cui spiccano massi e pareti completamente scolpiti: tra questi l'enorme bassorilievo che rappresenta la discesa della dea Ganga sulla terra, chiamata dal re Baghirata per purificare le anime dei suoi avi. Quando Baghirata si rese conto che una tale massa d'acqua avrebbe potuto distruggere la terra, chiese aiuto a Shiva che, sciogliendosi i capelli, fece fluire quella grande massa separandola in fiumi e tranquilli corsi d'acqua. Pare che un tempo i bassorilievi, grazie ad un ingegnoso sistema, fossero realmente percorsi dall'acqua che sgorgava dalle rocce. Non lontano la "palla di burro di Krishna", enorme masso in bilico su una collina, che sembra dover rotolare giù da un momento all'altro, ma che da secoli rimane immoto.
A un chilometro e mezzo da qui si trovano i Pancha Rathas ( i cinque carri) detti anche "cinque fratelli", figli di Pandava, eroe del Mahabahrata. Il luogo è particolarmente suggestivo e racchiude i cinque templi monolitici con cupole e tetti alla maniera delle antiche strutture lignee. Leoni, elefanti, carri processionali si alternano a forme oblunghe che preannunciano i futuri sviluppi verticali dei gopuram dravidici.
Tra le opere più belle di Mahabalipuram è senz'altro lo Shore Temple, sul golfo del Bengala, circondato dai numerosi "nandi", sculture che rappresentano i tori veicolo di Shiva: particolarmente suggestivo al tramonto offre una delle più belle immagini dell'architettura dravidica risalente al 690-728 circa ed è Patrimonio dell’Umanità . Nella parte orientale del tempio si trova un altare dedicato a Shiva,creato proprio qui per essere illuminato dai primi raggi del sole mattutino.

■ Pondicherry

Atmosfere coloniali francesi si riflettono ancora tra le strade alberate ma soprattutto sul lungomare di Pondicherry, che i coloni europei avevano eletto a quartiere di residenza col nome di "ville blanche", separato dalla "città nera" degli autoctoni. Ancora oggi le vie dell'attuale Puducherry ( "villaggio nuovo" in lingua tamil , come suona dal 2006 il nome della città) portano nomi francesi . Qui le case si affacciano bianche tra giardini disordinati di ficus e buganvillee lasciando posto, nel quartiere diplomatico, a palazzi governativi ed ambasciate dai parchi curatissimi. La spiaggia e il lungomare affacciato sulla costa del Coromandel si animano al passaggio dei visitatori e dei locali mentre sui minuti chioschi, tra gruppetti di ragazzi al passeggio e capannelli di gente che chiacchiera o si occupa di piccoli affari, domina l’enorme statua del Mahatma Gandhi.
Noto già da greci e romani come importante centro di commerci Pondicherry mantenne il proprio ruolo sulla rotta delle navi mercantili in ogni epoca e sotto ogni dominazione. Oggi l'atmosfera delle vecchie colonie si respira soprattutto nella zona che affaccia sulla marina, mentre le vie più interne della città risuonano dei rumori del traffico e della solita frenetica attività dei piccoli commerci quotidiani, tra il mercato dei fiori e le mille caotiche botteghe.
Una particolare tranquillità si respira invece avvicinandosi all'Ashram di Sri Aurobindo, nel cuore del quartiere francese. Dal 1926 questa magione novecentesca è meta di pellegrinaggio di visitatori indiani ed occidentali che rendono omaggio al grande mistico pensatore bengalese. A pochi chilometri dalla città si giunge ad Auroville, la città universale ideale, luogo d'incontro e scambio culturale e interreligioso, fondato nel 1958 da Mira Alfassa , "la Mère", come venne semplicemente chiamata, custode e curatrice dell'immensa opera poetica, intellettuale e religiosa di Sri Aurobindo ed il cui cuore pulsa della luce del grande Matrimandir , il tempio della Madre Universale, risplendente nel cuore di un territorio un tempo arido in cui vivono oggi 2000 residenti provenienti da tutto il mondo e 2 milioni di specie di alberi diversi . Auroville è stata approvata dall'UNESCO unico esperimento di Human Unity internazionalmente valido.

■ Tanjore ( Thanjavur)
Si trova a 35 Km da Kumbakonam, cittadina immersa nel verde e luogo di sosta adatto per le visite ai numerosi siti sacri dei dintorni, la capitale culturale del Tamil Nadu : Tanjore. Immersa in un'area verdeggiante ricca di risaie, fu capitale dell'Impero Chola che la resero particolarmente splendida. Ne è testimonianza il Brihadehvara Mandir, uno dei massimi esempi di architettura dravidica in India, edificato subito dopo l'anno 1000, un complesso che racchiudeva in origine luoghi di culto, di studio e di amministrazione, una piccola città sacra in cui trovavano posto tanto i sacerdoti dediti ai culti quanto i musicisti e gli artigiani, i commercianti e le famose devadasi, le "spose degli dei", 400 giovani che danzando onoravano le divinità. In città, famosa per essere stata luogo d'elezione per lo studio e le arti, trova posto la biblioteca Saraswati, che vanta una raccolta unica di antichi manoscritti su foglie di palma e volumi di notevole importanza.

■ Chidambaram
Nel distretto Tamil Nadu di Cuddalore vale la sosta la città di Chidambaram per la visita del bellissimo tempio di Shiva Danzante o Sabhanyaka Nataraja Mandir, architettura risalente ai secc. XIII /XVI , con alti gopuram e cortili interni di ampio respiro attorno alla vasca delle abluzioni, la sala dalle mille colonne, i vari altari dedicati alle divinità. Ma sono i 108 karana all'ingresso che attirano l'attenzione e che denominano il tempio: sono i 108 movimenti combinati della danza Bharata Natyam, la più antica danza classica indiana descritta nei Veda. Il culto di Shiva Danzante si lega alla vittoria sui demoni e al mito della danza universale cosmica in cui la divinità , muovendosi nell'eterno presente, attraverso il movimento da vita all'universo e libera l'uomo dall'ignoranza: il centro dell'universo è infatti il cuore dell'uomo, e Shiva danzando lo libera e rende leggero. All'esterno del tempio, come in molti luoghi di culto, proliferano le bancarelle e i commerci, il piccolo caotico mondo quotidiano che si incontra prima di entrare nel mistero e nella sospensione dei riti a cui gli occidentali non possono assistere ma di cui possono percepire l'essenza tra i fedeli in preghiera sulla soglia del sancta sanctorum, i suoni di campane leggere, i pellegrini che assorti in penitenza tra i curiosi e le sacre mucche rotolano a terra attorno al tempio o eseguono riti assieme ai bramini che li ascoltano.

■ Srirangam
Non lontano da Tanjore e da Tiruchirapalli, famosa per il Rock Fort Mandir a cui si accede lungo 400 ripidi gradini, si trova uno dei centri religiosi più noti del sud , Srirangam, su un'isola al centro del fiume Kauveri. Si tratta di uno dei complessi di templi più interessanti e belli del percorso meridionale, irrinunciabile per fascino e interesse. "Sri Arangam"- questa in origine la denominazione - significa "Il signore della terra tra i due fiumi": è la città tempio più importante del mondo sacro indiano, con 7 mura di cinta e 21 gopuram svettanti il più alto dei quali, all'ingresso, misura 75 metri. Arrivare al tempio riempie di emozione: prima di giungere ai cortili più interni (gli occidentali si devono fermare al terzo), si attraversa un mondo di biciclette, bambini, venditori, artisti di strada e fedeli, una folla viva e brulicante, che man mano che si avanza lascia la parola alle statue, alle immagini sacre dedicate a Vishnu, Krishna e ad altre divinità. La bellezza della città-tempio si può ammirare dall'alto, guidati sui tetti da vivaci custodi che avvertono di "fare attenzione alla testa" , sapendo che il viaggiatore nel suo incanto potrebbe non curarsi delle piccole insidie architettoniche che attraverso altrettanto piccole scale di pietra conducono ai piani esterni superiori regalando alla vista , tra i gopuram dai diversi colori e forme, un panorama di luce e serena bellezza.

■ Madurai

Dire Madurai è parlare di Meenakshi, la "dea dagli occhi di pesce", da millenni amata, accudita, attesa e venerata da ogni generazione di fedeli. Tra marzo e aprile ogni anno la grande celebrazione del River Festival commemora lo sposalizio della divinità, e allora il fiume Vaigai, sulle cui rive la città tempio tamil di Madurai si adagia, diviene dimora onorata del divino. Da tutto il Tamil Nadu arrivano i fedeli, a chiedere un matrimonio propizio, a pregare che sia rallegrato da molte nascite. Allo stesso modo, tutte le sere per tutto l'anno, nel tempio di Meenakshi il consorte Sandareshwara, una delle manifestazioni di Shiva stesso, giace con la dea: è la cerimonia "della dormizione", vi si può assistere aspettando assieme ai fedeli l'arrivo del baldacchino portato a spalla dai sacerdoti che accompagnano Shiva alla dimora della dea mentre canti, fiaccole e cembali ritmano il passo del corteo dei fedeli, ogni sera, fino a che gli sposi siano riuniti.
Il tempio di Meenakshi, a cui si accede dalla Porta delle Otto Dee, regala al visitatore un esempio significativo della fase barocca dell'architettura dravidica e, affiancando due templi gemelli, è uno dei più grandi dell'India: dal cortile, in cui si trova un albero di fico presso il quale pregare per avere figli (legando uno spago attorno ai suoi rami in nove mesi nascerà un bambino), si entra alla sala dei mille pilastri, dove una selva di colonne con sculture a tema femminile ripercorre diverse immagini e fasi della vita della donna. Si narra che Shiva portò la benedizione sul tempio e sul suo territorio facendo piovere dalle proprie chiome il Madhu, nettare divino che battezzò la città di Madhurapuri, oggi Madurai.
La città di Madurai ha una storia antica, fu uno dei centri maggiori della cultura Tamil che vantava accademie letterarie di altissimo livello : il Sangam, accademia dei poeti, risale addirittura al II sec. a.C. Capitale del regno Pandya dal VII secolo , fu poi dominio Vijayanagar e Nayak, il cui re Tirumala nella prima metà del 1600 pianificò la città vecchia e il tempio di Sri Meenakshi con i suoi 12 gopuram. Madurai è industrializzata e piuttosto caotica oggi, ma questo cuore spirituale ridimensiona il tempo e il respiro dell'uomo e trasmette l'immagine immutabile di una quotidianità permeata dal divino non solo nei piccoli villaggi e tra la gente semplice, ma anche tra le persone di diverso ceto e cultura.

 

KERALA

 

Un vero balzo nella natura generosa e splendente è quello che porta al Kerala, la terra del cocco (keera), delle spezie odorose e dell’acqua. Il superbo aspetto naturalistico di questa striscia di terra affacciata sul mare si svela nei grandi parchi protetti, come quello di Periyar, nelle rinomate piantagioni di pepe e te, nelle unicità dei luoghi come le Backwaters, sonnolente vie d’acqua tra le terre emerse su cui si muovono vere case galleggianti e piccole imbarcazioni. Dopo un itinerario artistico e spirituale ci si può concedere qui la pura e silenziosa indagine di uno spazio fatto di immagini riposanti e di profumi; a margine di questo l’arte del massaggio e del riposo, nata in terreno già fecondo ed oggi evolutasi con attenzione anche al mercato, si attiene a dettami antichi e sapienti. Sebbene più frenetiche , anche le città in Kerala - da Trivandrum a Cochin - respirano calma, con i loro orizzonti di mare segnati dalle mille reti sospese e dal quotidiano andare e venire dei suoi uomini , pescatori e mercanti dalla notte dei tempi. Qui si incontra l’India dei navigatori e dei commerci che dai greci ai portoghesi alimentò il mito delle gradi vie dei mercanti di spezie e tesori.

 

■ Kumarakom e le Backwaters
Sul lago Vembanad le "Backwaters", una fitta rete di canali navigabili nella parte meridionale del Kerala , al cui centro si trova Kumarakom, offrono una delle più interessanti immagini che il viaggiatore riporti dall'India del Sud. Circa 1500 km di strade d'acqua, sulle cui strette rive affacciano abitazioni minuscole quanto la striscia di terra che le ospita. Navigare a bordo di un piccolo battello o sulle kettuvallam, le tipiche imbarcazioni da pesca ora adattate per il turismo a house-boat , è un'opportunità di conoscere una vera “città fluviale” e l' immensa rete di laghi, lagune e canali che formano parte integrale della vita della regione. Inaccessibili e sconosciute per molto tempo,oggi le Backwaters permettono di conoscere un ambiente circondato da una vegetazione unica, regno di molti uccelli di diversa specie e inframmezzato da piccoli villaggi spesso in equilibrio su una striscia di terra tra la laguna, le piantagioni di riso, le palme e il traffico costante delle imbarcazioni : qui si vive sull’acqua ed ogni aspetto della quotidianità vi si adatta. Navigando lenti si incontrano piccole barche che portano anziani , donne, giovani scolari che devono raggiungere i loro maestri; fasci di fieno ed erbe di risaia verdeggiano su altri gusci di legno, pigri pescatori immoti sui legni leggeri si riparano dal sole sotto ombrelli colorati. Il "Santuario degli uccelli" è detta tutta l'area che da Kumarakom si snoda lungo la rete di laghi ed i canali fino ad Allepey sulle cui acque , assieme alle "snake boats" e alle kettuvallam, si può placidamente navigare anche in canoa, magari all'alba o al tramonto, quando dalle rive si affacciano antichi volti di anziani muti, occhi curiosi di bimbi o donne dagli abiti coloratissimi che incedono dondolando il passo come immagini d'altri tempi.

■ Kochi / Cochin

A Cochin si respira ancora il ricordo delle colonie e dei mercanti: è un grande porto, che si accrebbe durante il dominio portoghese del 1500 quando Vasco de Gama fondò la prima fabbrica per la lavorazione delle preziose spezie da esportare.
Portoghese prima, francese, olandese ed inglese poi, si arricchì di fabbriche, fortezze e chiese: qui la cristianità si insediò facendo risalire le proprie origini addirittura alla venuta dell'apostolo Tommaso nel 50 d.C. Prima dei portoghesi la storia della città era già ricca di particolarità d'interesse, come l'insediamento di una comunità di ebrei di Palestina che crebbe lasciando testimonianze importanti tra cui l'ancora esistente quartiere delle sinagoghe.
Sopraffatti dai Francesi alla fine del '700, furono però gli Olandesi a trarre reddito dalla favorevole posizione della città, facendo di Cochin un centro ancor più strategico e sviluppato lungo la via delle spezie.
Oggi Cochin è una città vivace, dove il porto ed i suoi dintorni fanno ancora da fulcro alle attività di commercio ed al turismo: il quartiere di Mattanacherry, con gli antichi magazzini, evoca ancora la presenza dei colonizzatori e il Palazzo Olandese, a due passi dal porto e affacciato sul grande bazar, nell'apparente semplicità ne rimane affascinante testimonianza , oggi museo custode dei più spettacolari affreschi indiani del '700. Nella chiesa di San Francesco, non lontanissima e - si dice - prima chiesa cristiana in India, si trova il monumento a Vasco de Gama, qui sepolto prima di essere traslato a Lisbona dalla famiglia. In questo quartiere, tra magioni coloniali e una vegetazione rigogliosamente presente, la mente spazia ad evocare un passato avventuroso e pieno d'immagini, prima che lo sguardo si apra sul litorale punteggiato dalle grandi reti a bilanciere cinesi, portate ai tempi dei mercanti di Kublai Khan e ancor oggi fonte d'interesse e curiosità per i molti visitatori.

 


KARNATAKA

 

Meno noto all’Occidente ma altrettanto ricco di storia è lo stato di Karnataka con capitale Bangalore, città cosmopolita e oggi vero traino all’economia del paese con il suo assetto moderno, le imprese di design ed informatica, l’uso della tecnologia più avanzata in ogni settore dell’industria. Regione verde e rigogliosa, il Karnataka è una sorta di terra di mezzo tra le popolazioni miste del nord ed il sud dell’induismo dravidico autoctono e per questo ricca di interesse. Numerosi sono i siti archeologici di grande valore tra i quali spiccano per perfezione architettonica i templi della dinastia Hoysala. Per la sua architettura medievale è un vero museo a cielo aperto. Attraversato dai Ghati Occidentali da cui scendono, da nord a sud, numerosi corsi d’acqua, è anche uno dei territori più piovosi dell’India e ospita piantagioni di cotone, canna da zucchero e caffè, ma soprattutto verdissime risaie.

 
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