Metamondo Tour Operator
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INDIA > Luoghi e città:
Rajasthan, Uttar Pradesh, Madhya Pradesh, Maharashtra

 

L’India del nord ripropone le caratteristiche salienti dell’intero Paese: varietà e multiculturalismo, un caleidoscopio di lingue,tradizioni e divinità in un territorio multiforme. Se esiste una specificità dell’India del nord, essa va cercata nella storia, risalendone le radici ancorate in un tempo remotissimo. Un passato in cui la terra oltre la valle dell’Indo fu per secoli l’irrinunciabile orizzonte di conquista per i popoli provenienti da occidente. Nella continua alternanza di regni e imperi, tra antichissime dinastie indo-ariane, sasanidi e persiane, e soprattutto con l’invasione musulmana, consolidata dopo il XIII secolo, il territorio al di sopra dell’altopiano del Deccan, dall’Indo fino al Golfo del Bengala, ha vissuto profonde fratture e conflitti, geopolitici e culturali. Ma è proprio attraverso questo incessante incontro/scontro, e poi sincretico amalgama, di genti e civiltà, che l’India del nord diventa lo “stomaco” di ghandiana memoria: la casa di tutti gli dei come la patria delle diversità più radicali e delle lotte più estreme; eppur capace di trasformare tutto ciò in nutrimento e di trovare sempre la chiave di volta, pronta a reggere gli urti della storia e a farsi sostegno per nuovi ponti.

 

TERRITORIO DI DELHI

 

■ Delhi
Delhi, la multietnica capitale dell’India, con i suoi tredici milioni di abitanti è una metropoli caotica, che mostra ovunque i segni di uno sviluppo progressivo e tumultuoso. Le strade affollatissime sono teatro di un traffico frenetico di auto, risciò e tuk tuk (risciò a motore), carretti trainati da buoi o cavalli, e vacche sacre. Ma dal caos urbano si può trovare ristoro nei bei giardini o nei parchi lungo il fiume Yamuna, sulle cui rive si sviluppa la città. Se nel vitalismo brulicante e instancabile assomiglia alle altre grandi città dell’India, Delhi risulta unica grazie alla sua secolare storia antica che si svela nei monumenti principali e in un tessuto urbano disseminato di palazzi storici. Per oltre sei secoli saldamente in mano alle dinastie islamiche, capitale dell’omonimo sultanato tra il 1206 e il 1526 e del successivo impero moghul dal 1526 al 1858, Delhi è la perla della cultura architettonica indo-islamica. L’area centrale e più importante della capitale è formata da due città: Shahjahanabad (Old Delhi) e New Delhi. A Shahjahanabad, dal nome dell’imperatore Shah Jahan che la fondò nel 1638, si trovano alcuni dei capolavori dell’architettura moghul: il Lal Qila (“forte rosso”) del 1639-50, palazzo reale fortificato in pietra arenaria rossa, dalle mura alte fino a 30 metri, all’epoca la dimora più sfarzosa d’Oriente; in cima ad una scalinata la Jama Masjid, la “moschea del venerdì”, la più grande dell’India, costruita nel 1645 in arenaria rossa e marmo bianco e nero: tre cupole a bulbo, il grande e bellissimo iwan centrale e due minareti alti 40 metri; più a sud, il mausoleo di Humayun, commissionato nel 1556 ad architetti persiani, è la grande tomba-giardino diventata modello per i mausolei successivi, tra cui il Taj Mahal. L’architettura moghul (XVI-XVIII sec.) di matrice timuride portò al più armonioso compimento l’ibridazione formale tra le culture artistiche induista e islamica; ibridazione cominciata nel X-XI secolo con la prima vera colonizzazione musulmana del nord dell’India. Di questo primo periodo rimangono a sud di New Delhi, numerose vestigia straordinarie di moschee, madrase e tombe, tra cui il bellissimo Qutb Minar, il minareto eretto nel 1199, che con i suoi 73 metri è tra le strutture più alte dell’India, ma soprattutto eccezionale esempio del sincretismo che caratterizza l’architettura islamica indiana. New Delhi è invece la parte “occidentale” della città: essa fu edificata tra il 1912 e il 1931 dagli architetti inglesi E. Lutyens e H. Baker, secondo uno stile monumentale classico con forti innesti di elementi buddistici e moghul. Il fulcro è il colle Raisina Hill, centro politico dell’India, alla sommità del quale lungo un ampio viale si affacciano i palazzi governativi, tra cui il Rastrapati Bhavan, il “Palazzo del presidente”, in stile neoclassico e in pietra arenaria rossa, che con la facciata di 192 metri, l’estensione di quasi 19 mila mq e i suoi “giardini moghul” di 120 ettari, risulta più grande della reggia di Versailles. Imperdibile è il Museo nazionale, tra i più belli di tutta l’India, con reperti storici dalla preistoria al medioevo.

 

RAJASTHAN

Rajasthan, o la “terra dei rajaputra”: “i figli dei re” erano genti nomadi (eftaliti, unni bianchi), migrate in India dall’Asia centrale a partire dal VI secolo, che attorno al mille qui si insediarono e diedero vita, in quello che fu il regno dei Gupta, ad una civiltà cavalleresca, di provata fede induista e basata su rigidi codici d’onore. Il loro forte spirito guerriero fu nutrito sia dalle lotte interne tra i regni feudali costituiti dai diversi clan, sia dalla secolare opposizione alla lenta ma inarrestabile avanzata dei conquistatori islamici, iniziata nel VIII e compiuta nel 1527 con il trionfo sugli ultimi regni rajput del primo re moghul, il turco Babur. Il Rajasthan conserva di questa vivace e combattiva cultura millenaria numerosissime testimonianze architettoniche – antiche città, magnifiche fortezze e sontuosi palazzi, ma anche molte usanze e tradizioni (purtroppo spesso sinonimo di arretratezza e conservatorismo, a danno in particolare delle donne). Con il 10% del territorio indiano, il Rajasthan è lo stato più grande e più visitato dell’India, e l’economia turistica rappresenta una fonte di ricchezza decisiva. Oltre ai siti storici e ai monumenti di grande bellezza, il Rajasthan vanta una cultura locale ricca di folclore e un paesaggio di forte suggestione, dalla piane di steppa che circondano il deserto del Thar alle giungle e alle riserve naturali, dove la fauna selvatica è tra le più varie del paese.

 

■ Fatehpur Sikri o “la città della vittoria”
A 40 km da Agra, lungo la strada per Jaipur, si incontra la “città ideale” di Fatehpur Sikri, fatta costruire dall’imperatore moghul Akbar. Fu inaugurata nel 1571 e abbandonata definitivamente solo 14 anni dopo, sia per la carenza d’acqua che per la necessità di spostare la capitale e la corte a Lahore per contenere il pericolo afghano. Nel breve periodo in cui la città visse fu importante centro culturale e amministrativo, ma soprattutto capitale cerimoniale. Protetti da un muro di cinta si trovano perfettamente intatti i numerosi palazzi, le sale per le udienze pubbliche e private, le residenze per le concubine, i giardini, il Buland Darwaza, la meravigliosa porta trionfale costruita nel 1573 (-76) in seguito alle vittorie militari moghul nel Gujarat, e la moschea Jami Masjid con la tomba di Shaikh Salim, il santone sufi che qui predisse ad Akbar la nascita dell’erede maschio e in onore del quale, avveratasi la profezia, l’imperatore decise di erigere la città. Fatehpur Sikri è costruita interamente in arenaria rossa, a parte il mausoleo di Salim in marmo bianco di Makrana e, secondo la tradizione artistica moghul, presenta un linguaggio ibridato, con forti riferimenti da un lato alla cultura architettonica islamica, declinata secondo lo stile timuride e persiano, dall’altro alla ridondante cultura decorativa lignea indù del Gujarat, come ad esempio nelle bellissime scolpiture in pietra nelle colonne delle sale per le udienze. L’ibridazione e il sincretismo architettonico e decorativo di Fatehpur Sikri rappresentano la piena realizzazione del progetto di Akbar di conciliare le diverse tradizioni e culture religiose indiane.

 

■ Jaipur
Jaipur è una grande città di circa 2 milioni di abitanti, ma il suo nome, che significa “la città rosa”, si riferisce al centro storico e al colore dell’arenaria con cui è costruito. La Jaipur antica deve la sua fondazione nel 1727 a Jay Singh II, il colto sovrano e maharaja del potente clan indù Kachhavaha, di casta “kshatriya”. E’ una “città-palazzo” modello, progettata secondo le indicazioni degli Shastra, i trattati indù di architettura: chiusa da una cinta muraria alta 6 metri, la pianta è una scacchiera suddivisa in 9 pada (parti), ciascuno assegnato ad una unica casta e suddiviso da una griglia di percorsi ortogonali secondari, tranne nei due pada centrali su cui si sviluppa il “Palazzo di città”. Il palazzo è un complesso architettonico articolato con la sua corte esterna, i giardini, gli edifici pubblici e privati, tra cui spiccano per bellezza: il Chandra Mahal, o “Palazzo della luna”, con i suoi 7 piani di marmo bianco; il simbolo della città, l’Hava Mahal, il “Palazzo dei venti”, costruito nel 1799 per ospitare le dame di corte, con 5 piani di arenaria rosa e bianca, dalla facciata movimentata senza soluzione di continuità da bay-window chiusi dalle decorative jali, le finestre traforate; e il famoso Jantar Mantar, l’osservatorio astronomico, dove sono conservati sofisticati strumenti per il calcolo e la rilevazione astronomica, vera passione del maharaja Jay Singh II. Molti altri sono i luoghi da visitare in città, il Tripolia Gate, porta a 3 ingressi, il Nahargarh Fort, da cui si gode di una splendida vista sulla “città rosa”, e il Johari Bazar, caleidoscopio di voci, profumi e colori.

 

■ Jaisalmer

Si staglia su una rocca nel silenzio del deserto del Thar la città più antica e affascinante del Rajasthan, Jaisalmer, o “la città d’oro”, chiamata così per via dell’arenaria gialla con cui è costruita. La città bassa è dominata dalla antica città fortezza, fondata nel 1156 dal maharawal del clan rajput dei Bhatti, Jaisal Singh, da cui prende il nome. La sua felice posizione sulla Via delle Spezie la rese vivo centro mercantile ma anche ambita preda dei regni confinanti rivali. Nei secoli successivi i Bhatti governarono per lunghi periodi: nel XV e XVI secolo, stringendo alleanze con i forti moghul, e nel 1650 accettando il dominio del sultanato di Delhi. La pace favorì i commerci e l’accumulo di grandi ricchezze, ma il porto di Bombay, dal XVIII secolo, cominciò a sottrarre alla “città del deserto” il ruolo da protagonista, fino ad escluderla dalle principali rotte carovaniere. Il destino di isolamento consentì a Jaisalmer di rimanere chiusa nel suo antico scrigno dorato,consegnandola ai nostri giorni con il fascino intatto del regno rajput. La fortezza attuale, o Sonar Qila, la più antica del Rajasthan, mantiene la cinta originaria del XII secolo. Dentro al forte, numerosi palazzi e templi. Tra questi spicca il Palazzo del maharawal, con sale finemente decorate e affrescate, e dal cui tetto si gode di una vista spettacolare sul deserto. I templi jainisti, costruiti tra XII e XV secolo dai mercanti jain, sono riccamente scolpiti, caratterizzati da eleganti mandapa e vibranti statue di danzatrici e santoni. Nel tempio di Sambhavnath è custodita la biblioteca Jnana Bhandar, con manoscritti del XII secolo. Ai piedi del forte si sviluppa un dedalo di stradine su cui affacciano i bellissimi haveli, le dimore dei mercanti costruite tra il XVII e il XIX secolo, edifici finemente scolpiti dai silavat (gli artisti dell’arenaria), come la Patwon-ki-haveli, la cui facciata è un vero capolavoro di decorazione e scolpitura della pietra.

 

■ Jodhpur

Lambita dal deserto del Thar, la bella città di Jodhpur, seconda del Rajasthan, ha al suo centro, circondato da mura, un cuore antico: dalle Jalori e Sojati gate si entra nell’antica capitale del Marwar, fondata nel 1459 dal sovrano guerriero Rao Jhonda, della dinastia Rathor, e contesa per secoli tra rajput, moghul e marahata, fino all’inizio del dominio inglese nel 1818. Crocevia sulle principali rotte carovaniere del Rajasthan, tra Delhi e il Mar Arabico, Jodhpur fu importante centro commerciale, garantendo ricchezza ai suoi mercanti, le cui dimore, gli haveli, restano a testimoniare i fasti del passato. Nel fitto labirinto della città vecchia, tra le caratteristiche case dipinte dall’azzurro all’indaco, le vecchie e decadenti dimore dei mercanti marwar, raccontano attraverso l’eleganza decorativa e le storie dei vivaci dipinti murali il tempo dei maharaja rajput. La piazza della torre dell’orologio e il bazar che le ruota attorno sono l’anima del vivace centro cittadino. Su di un’alta rocca che domina Jodhpur si erge il monumentale Meherangarh Fort con poderose mura alte fino a 40 metri. Al suo interno, numerosi cortili, templi e palazzi, decorati con oro, specchi e le eleganti jali, le finestre traforate delle facciate, da cui si godono panorami aperti sulla vallata e viste a strapiombo sulla “città blu”. Poco distante dal forte, il Jasvant Thada, il mausoleo di Jasvant Singh II, in marmo bianco su piedistallo di arenaria rossa, viene considerato il piccolo Taj Mahal locale, perché come il modello è un manifesto dell’amore coniugale, voluto nel 1895 dalla moglie del maharaja in memoria del consorte. In cima ad un’altra collina si trova l’immenso palazzo del maharaja Umaid Singh, l’Umaid Bhavan, oggi albergo di lusso e tra le residenze private più grandi del mondo. Costruito nel 1928, in arenaria rossa e marmi pregiati, fonde gli stili moghul e inglese in un’architettura lussuosa, dalla tipologia ibrida e colossale, a cominciare dalla cupola centrale alta 60 metri.

 

■ Bikaner

L’attuale vivace e graziosa città di Bikaner, fin dal 1488, anno in cui fu fondata dal maharaja Rao Bika alle porte del deserto del Thar, rappresentò per secoli il punto di partenza o meta di approdo per le carovane che attraversavano il pericoloso ed estenuante deserto. A memoria della sua importanza come centro commerciale e carovaniero, soprattutto per il mercato dei dromedari, restano nella città vecchia le eleganti dimore dei mercanti rampuria, gli haveli, scolpiti nell’arenaria rossa, come il Lalpurie haveli con la maestosa facciata dalle centinaia di finestre in legno di sandalo, le balaustre e i balconi traforati come il merletto. Mentre a ricordare la ricca e potente corte dei Rathor, la stirpe rajput che la governò fino al 1948, resta la monumentale fortezza, il Junagarh Fort, edificato tra il 1588 e il1593, al cui interno palazzi sontuosi, come il Chandra e l’Anup Mahal, custodiscono gli splendidi tesori dei suoi maharaja.

 

■ Pushkar

Proprio al centro del Rajasthan, nella piccola Pushkar, tra ottobre e novembre (nel mese di Kartil) è possibile immergersi nel mondo frenetico e coloratissimo della grande fiera annuale del bestiame, nota come il più grande mercato del mondo di cammelli, festa non solo del commercio ma anche religiosa. Pushkar è infatti un importantissimo luogo sacro per gli indù, con oltre 400 templi: le sacre scritture Purana raccontano le gesta qui compiute da Brahma, il dio creatore. Lungo le sponde dell’omonimo lago, su cui sorge la cittadina, i numerosi “ghat”, le banchine a gradoni di pietra, accolgono i fedeli e i bramini che si accingono al bagno purificatorio nelle acque sacre.

 

UTTAR PRADESH

■ Agra
Agra, situata sulle sponde del fiume Yamuna, a circa 200 km a sud di Delhi, è una città moderna, importante centro industriale e commerciale, ma anche, insieme a Jaipur e alla capitale, famosa città d’arte, soprattutto per il monumento funebre Taj Mahal, assurto a simbolo dell’India. Il nome Taj Mahal, o “gioiello del palazzo”, si riferisce alla dedicataria, Arjuman Banu Begam, moglie amatissima e consigliera dell’imperatore Shah Jahan, che per la costruzione del mausoleo chiamò i migliori architetti e artigiani del regno. Realizzato tra 1632 e il 1648, questa “meraviglia” costituisce l’apice dell’architettura sepolcrale islamica moghul: un complesso cintato di edifici e giardini che in un sapiente gioco prospettico, tra canali, fontane, minareti e “chatri”, conducono lo sguardo sullo scrigno di marmo bianco dal raffinatissimo apparato ornamentale. Gioiello sia per l’innovazione compositiva che per la profusione di materiali preziosi, questo mausoleo regala al visitatore la sublime visione dell’armonia. Altre tappe imperdibili di Agra sono la Jama Masjid e il mausoleo in marmo bianco di Itimad-ud-Daulah, dedicato al nobile persiano Mirza Ghiyas Begh, entrambi della prima metà del XVII secolo; e il capolavoro dell’architettura civile moghul, il Lal Qila, “il forte rosso”, la cittadella fortificata edificata da Akbar a partire dal 1565, sulle fondamenta del preesistente forte della dinastia afghana Lodi, e ampliata da Shah Jahan nel XVII secolo. Circa 2 km e mezzo di una doppia cinta muraria, con bastioni alti fino a 20 metri, circondano palazzi e moschee in arenaria rossa e marmo e numerosi giardini chahar-bagh (il giardino di tradizione islamica quadripartito).

 

■ Varanasi

Dai due affluenti del Gange, Varuna e Asi, Varanasi - la dimora di Shiva, prende non solo il nome, ma anche vita. E’, infatti, sul Gange che batte il cuore della città sacra per antonomasia dell’India, centro religioso di primaria importanza per induisti e buddisti fin dal VI secolo a.C.. La città si sviluppa lungo il lato sinistro del corso fluviale e si compenetra ad esso attraverso un sistema di ampie gradinate, i “ghat”, suddivise per caste, in un rapporto senza soluzione di continuità tra palazzi, templi e fiume. Luogo mitico e divino dell’origine e della fine della vita, Varanasi è, per i credenti, continua e pervasiva esperienza dello spirito: nell’acqua sacra migliaia di pellegrini si immergono, dall’alba al tramonto, secondo rigide pratiche rituali, per entrare in contatto con il divino (“darshan”) e purificare il karma. Creazione e dissoluzione: si prega, ma anche si viene a morire a Varanasi e nel Gange per raggiungere, con il rito della cremazione sulla pira, il “moksha”, la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni. I ghat si visitano a piedi mescolandosi tra i pellegrini oppure dalla barca si può osservare l’instancabile brulichio di fedeli, santoni, guru e mendicanti. Si prosegue, seguendo i mantra dei bramini, perdendosi tra i vicoli all’interno della città, tra i templi dedicati a Shiva, come il settecentesco tempio d’oro, Vishwanath temple, o tra i numerosi bazar, come i colorati mercati della seta e dell’ottone.

 

■ Orchha

Su un’isola-fortezza, in mezzo al fiume Betwa, sorge l’antica capitale del clan rajput dei Bendala, fondata nel 1531. Nella prima metà del XVII secolo, sotto il dominio dei sovrani moghul Jahangir e Shah Jahan, la città conobbe un periodo di splendore, durante il quale furono costruiti i principali palazzi oggi visitabili: così, una volta oltrepassato il ponte, ecco i diversi mahal Jahangir, Raj, Raj Pravven, e i templi Ram Raja e Lakshmi Mandir. La decadenza e l’abbandono di Orchha arrivò al tempo dell’imperatore moghul Aurangzeb, nella seconda metà del ‘600.

 

MAHARASHTRA

 

Grande e popoloso stato del centro-ovest dell’India, il Maharashtra è un territorio diviso in tre aree: la costa lunga 600 km dominata dalla cosmopolita Mumbai, le verdi pianure che si alternano alle colline verso l’interno e la catena montuosa del Ghati occidentale che l’attraversa da nord a sud. L’abbondanza idrica, dovuta ai numerosi fiumi che scorrono da est ad ovest lungo tutto lo stato, ha garantito fertilità e prosperità ai villaggi di contadini. Disseminato di capolavori dell’architettura rupestre, pitture murali e centinaia di fortezze è una meta straordinaria per viaggiare e conoscere l’India. Nelle colline del Ghati occidentale comunità di monaci buddisti fondarono a partire dal II secolo a.C. alcune grandi città monastiche, come Ajanta, Ellora, Pithalkora, Karla e Bhaja, che attorno al VI secolo d.C. passarono sotto il controllo dei regni induisti, mentre tra il XIV e il XVI secolo a prevalere furono le dinastie islamiche di Delhi e Moghul. Una forte resistenza contro i Moghul cominciò nel XVII secolo con il principe guerriero Shivaji, ancora oggi celebrato ovunque nel Maharashtra. E’ in questo periodo che si afferma il sentimento di identità del popolo marathi e con essa la costituzione del regno Maratha, che alla morte di Shivaji nel 1680 fu conquistato dal sovrano moghul Arungzeb. Con il 1817 l’affermazione del dominio britannico del British Raj e l’espansione vertiginosa di Bombay modernizzarono e inglesizzarono il Maharashtra rapidamente, apportando profondi cambiamenti culturali; ma l’identità indiana così a lungo coltivata e difesa dai marathi aveva radici ancor più profonde e non sorprende che proprio qui, a Pune e Bombay, sia cominciato a metà dell‘800 il movimento indipendentista indiano.

 

■ Mumbai

Nello stato del Maharashtra, sulla costa orientale, si trova una penisola lunga e stretta su cui sorge la seconda città dell’India per grandezza e importanza economica: la cosmopolita Mumbai o Bombay (dal portoghese bom bahia, buona baia, nome mantenuto fino agli anni novanta del XX secolo). Sorta su di un piccolo arcipelago di 7 isole, al tempo abitato dalla comunità dei pescatori Koli, fu occupata e costruita dai portoghesi lungo tutto il XVI secolo e fino al 1662, quando passò sotto il dominio britannico, diventando la prima colonia inglese delle Indie Orientali. Nel corso dei secoli successivi Bombay divenne il più importante centro commerciale d’Oriente, fulcro degli scambi dell’intero subcontinente indiano con il resto del mondo. Già alla fine del XVII secolo gli inglesi avevano bonificato le paludi e unito le isole con nuove lingue di terra, dando alla città la conformazione attuale. Dal 1850 l’intenso sviluppo urbano caratterizzò il volto architettonico della città secondo lo stile vittoriano e consolidò il processo di inglesizzazione. Ancora oggi porto e nodo commerciale strategico, principale centro finanziario e capitale dell’industria cinematografica
nazionale, questa frenetica metropoli offre al visitatore il volto moderno e dinamico dell’India. Arricchiscono la multietnica e caleidoscopica città alcuni monumenti di grande interesse storico e artistico, in particolare tra le architetture coloniali. Tra queste, le opere dell’architetto governativo F.W.Stevens, in stile gotico vittoriano, come la grandiosa stazione ferroviaria Terminal Victoria (ora Chatrapati Shivaji Terminus), costruita nel 1878-87 sul modello della londinese St.Pancreas, monumento al progresso e all’impero inglese; e il maestoso Municipio del 1833 nel quartiere del forte settecentesco, fulcro originario della Bombay coloniale, delle cui possenti mura e porte difensive erette dagli inglesi restano solo alcune tracce. Sempre nell’area del forte, vi è l’edificio più antico di Mumbai, la cattedrale di San Tommaso del 1672 con alcuni splendidi monumenti funerari. Lungo la Apollo Bunder, la passeggiata lungomare affacciata sull’oceano, si trova la Porta dell’India, arco di trionfo del 1921: nei secoli passati vi attraccavano le navi facendo di questo luogo il vero ingresso in India. Poco distante il famoso albergo Taj Mahal Palace, costruito nel 1903 dal magnate industriale Tata: un enorme edificio con cupola centrale frutto di un’ibridazione tra temi architettonici gotici, rajasthani e rinascimentali. Molti ancora sono i luoghi di visita: dal Colaba Causeway, il quartiere dello shopping, all’ Oval Maiden, il parco cittadino dove si gioca a cricket a tutte le ore del giorno; numerosi edifici coloniali come il Segretariato (1874), la Biblioteca Universitaria, la Torre Rajabai (1878) e il Museo Prince of Wales (1905); i quartieri come quello musulmano di Kalbadevi e il ritrovo degli artisti Juhu Beach; infine, l’isola di Elephanta (o Gharapuri), dove si trova uno dei più importanti templi rupestri indù del VI-VII secolo d.C.: tra le 6 grotte-tempio scavate su di una rocca alta 200 metri si distingue il tempio di Shiva, al cui interno nell’ampia mandapa dalle pareti interamente scolpite nel basalto emerge magnifica la statua tricefala del dio.

 

■ Ellora

Cinque secoli di architettura e arte racchiusi in 34 grotte, questo è Ellora, Patrimonio dell’Umanità UNESCO. I templi, i monasteri e le cappelle di questo importante sito archeologico e religioso, buddista, induista e gianista, sono stati interamente scavati e scolpiti nel basalto, lungo 2 km sul fianco di un collina. La raffinata architettura rupestre si sviluppa in tre gruppi di cave appartenenti ai diversi culti: le 12 cave meridionali buddiste, sono le più antiche, tutte scolpite tra il 350 e il 700 d.C., mentre le altre grotte-templi, 17 hindu e 5 gianiste, datano tra l’VIII e l’XI secolo. Nella grotta 16, il tempio di Kailasha, rappresentazione dell’omonimo picco himalayano e dimora di Shiva (il dedicatario), è un vero capolavoro dell’architettura indiana e dell’arte scultorea dravidica: ricavato da un unico enorme monolite di granito, è il più grande complesso religioso rupestre dell’India e la più grande struttura monolitica al mondo. Costruito dal 760 d.C. durante il dominio della dinastia Rashtrakuta, questo tempio hindu unisce, nella profusione degli elementi decorativi e nella bellezza dell’apparato scultoreo, gli apporti delle tre diverse culture religiose indiane.

 

MADHYA PRADESH

 

Stato centrale (questo il significato del nome), il Madhya Pradesh è tra i più estesi dell’India e ne costituisce il cuore. Il territorio, in parte occupato a nord dalla fertile pianura gangetica e più ad est dalla catena dei monti Vindhya, è solcato da numerosi fiumi e si eleva progressivamente verso sud, con colline, altopiani e fitte foreste, da cui si ricava la migliore qualità di tek del paese. Queste aree verdi, istituite in buona parte come Parchi nazionali, ospitano una fauna ricchissima, a cominciare dalle bellissime tigri. L’economia di questo stato, tra i più poveri dell’India, si basa sull’agricoltura; eppure, il Madhya Pradesh ha un patrimonio artistico di grande importanza, non ancora pienamente valorizzato: infatti, oltre alla straordinaria e famosissima architettura tantrica di Khajuraho, restano ancora poco conosciuti e visitati i siti archeologici come Sanchi, Orchha e Mandu. In Madhya Pradesh inoltre vive il 40% delle popolazioni tribali del subcontinente, quali i Gond, i Bhils e gli Oraon. La natura selvaggia, le fortezze medievali, gli antichi complessi religiosi e la vita dei villaggi rurali senza tempo, fanno del Madhya Pradesh una meta interessante e di approfondimento per conoscere l’India più nascosta.

 

■ Khajuraho
Nei pressi del piccolo villaggio di Khajuraho, nella fertile pianura ai piedi dei monti Vindhya, si trovano, sottratti all’oblio dagli archeologi inglesi nel 1838, 20 degli oltre 80 templi originari che costituivano lo straordinario complesso architettonico dell’antica Khajuraho, importante centro culturale e religioso fondato dalla dinastia Chandela. La corte del clan rajput Chandela governò questo territorio tra il X e il XIII secolo e, nel periodo di massima fortuna, in soli 100 anni, tra il 950 e il 1050 d.C., costruì l’intero complesso, considerato un capolavoro dell’architettura induista in stile “nagara”. I templi, o “mandir”, in arenaria, sono interessanti sia per l’elaborata tipologia - con alto basamento modanato, pianta cruciforme e articolato sviluppo di “mandapa” (i padiglioni per i riti, preghiere e danze) -, sia per il meraviglioso apparato scultoreo a soggetto erotico. I “mithuna”, i gruppi scultorei che rappresentano l’unione sessuale, sono dedicati ai culti tantrici: un iperbolico e vertiginoso, per dimensione e profusione, kamasutra in pietra, dove il “kama” (codice d’amore e sesso), specchio del rapporto divino tra Shiva e Shatki (o Parvati), conduce, attraverso l’estasi del corpo, all’ascesi e all’illuminazione. Massimo capolavoro di questo complesso è il tempio Kandariya Mahadeva (1022-1050), con il “sikhara”, la torre centrale, alta 30 metri e i “mithuna” dalle forme eccezionalmente ardite e sinuose, dove ogni dettaglio e ornamento sono curati con precisione e raffinatezza.

 

■ Sanchi
Su di una collina, posta alla confluenza di due fiumi, sorge Sanchi, tra i più importanti siti archeologici dell’architettura buddista in India. In questo luogo tranquillo, circondato da una pianura verdeggiante e intatta, si trovano 50 monumenti religiosi, tra stupa, templi e monasteri, costruiti tra il III secolo a.C., al tempo di Ashoka, sovrano del grande impero Maurya, e il XII secolo d.C., periodo della decadenza di Sanchi, dovuta alla spinta distruttiva dell’invasione musulmana. Vero capolavoro è lo stupa n°1 o “grande stupa”, del III-II secolo a.C., mirabile modello architettonico di reliquiario buddista: la base circolare o “medhi”, simbolo della terra, il corpo cupolare o “anda”, la volta celeste, e la balaustra quadrata o “harmika”, la montagna cosmica, centro dell’universo. Lo stupa, che simboleggia il Buddha, è circondato dal “vedika”, la recinzione in pietra che delimita lo spazio del rito della sacra deambulazione, interrotta sui punti cardinali dai quattro portali o “torana”, caratterizzati da un triplice architrave e superbamente scolpiti.

 

■Gwalior

La città di Gwalior è nota sia per la sua fortezza che per il Tansen festival nazionale di musica classica dell’Hindustan (India del nord), dedicato all’omonimo compositore e musicista della corte del re moghul Akbar. In città si può ammirare la maestosa tomba del grande musicista, affiancata a quella del santo islamico Muhammad Ghaus, costruite nel XVI secolo. Il forte di Gwalior, che si erge su di una vasta rocca di arenaria che domina la città, sebbene non imponente, è uno dei forti più antichi e suggestivi del Madhya Pradesh. Fondato nei primi secoli d.C. e passato sotto diversi domini, raggiunge il suo massimo splendore nel XV e XVI secolo, con il raja Man Singh, della dinastia dei Tomara. E’, infatti, a questo sovrano che si deve la costruzione, tra il 1486 e il 1516, del Man Mandir, il palazzo reale, uno dei più antichi esempi di architettura palatina indù. Testimonia la bellezza del forte la maestosa facciata orientale con le 6 torri circolari sormontate da eleganti “chattri”, la Hathi Pol o “porta degli elefanti” e i colorati fregi in ceramica smaltata.

 
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